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sabato 1 giugno 2019

Supermercati e altre cose spaventose

Nel fare la spesa, ho visto una serie di cose bellissime ma al tempo stesso terrificanti.

Un orsetto gigante su una pila di barattoli di latte condensato (e chi mi segue da un po' conosce le mie storie drammatiche di orsi che mi perseguitano)


La macchina per pelare gli asparagi. Perchè, dovete sapere, i Tedeschi sono fissati con gli asparagi, tanto che la primavera non la chiamano primavera ma "Spargelzeit", il tempo degli asparagi. Il che è sensato, perchè la primavera qui è solo un concetto astratto, non ha nessuna differenza con Novembre. C'è anche un famoso film con questo titolo in cui un'adolescente si innamora di un coetaneo e lo conquista a colpi di currywurst.

Non mangiano però gli asparagi verdi e saporiti, ma quelli bianchi che non sanno di nulla. E hanno una macchina intera di un metro per due che serve a PELARLI. L'asparago è inserito da un lato ed esce tutto pelato dall'altro. Sopra la macchina una serie di accessori per l'asparago, dalla pentola per cuocerlo fino ad un pelaasparagi per gli sfortunati che devono farlo manualmente.

Come diceva mio nonno, questa macchina è utile come la macchina per tirarsi su i calzoni.


Il vino chiamato "Pizza, Pasta, Vino" con tanto di colori della bandiera italiana, che si commenta da se


Il lecca-lecca gusto birra, perchè non sia mai che ci scappino dei bambini che non amano l'alcol! Ha anche una simpatica forma da boccale di birra per essere più esplicito. La cosa davvero incredibile qui è che non è così male


In tutto questo, però, sono stata a Washington per una conferenza, e li ho visto la cosa più paurosa di tutte (la foto è purtroppo sfuocata perchè temevo che mi rincorresse e mi menasse): un uomo che girava fuori dalla Casa Bianca in monopattino con una bandiera americana enorme e la maglietta "Make America Great Again" gridando "God Bless America"


Dopo aver visto questo, ho pensato che preferisco gli orsi giganti sul latte condensato per tutta la vita


sabato 9 febbraio 2019

Think outside the box- German edition

La ridente cittadina di Brema è quella che tutti conosciamo per i musicanti di.

Ieri, però, ho scoperto un paio di curiosità su cosa succede a Brema:

- Quando compi 25 anni e sei una donna, i tuoi amici decorano la casa con delle scatole, perché è chiaro che stai diventando una "vecchia scatola"
(mi sfugge esattamente il significato di quest'offesa, ma credo che rientri nel magico concetto dello humor tedesco)

- Quando compi trent'anni se (sacrilegio!) non sei sposata, devi andare a pulire le scale di una chiesa finché un uomo a caso non decide di baciarti e così di liberarti da questa "maledizione" di essere single.
Sembra che qualsiasi sia l'esito di questa cosa (continuare a pulire le scale vs. baciare un tizio a caso), tu alla fin fine ci rimetta.


Quindi ragazze, ricordate, cercate di non diventare delle vecchie scatole. 


(storie raccontate da un'amica, ma che mi piace - o terrorizza, a scelta - pensare che siano vere) 

mercoledì 12 dicembre 2018

Shitty Santa

Probabilmente conoscete tutti il Secret Santa. Ovvero, in un gruppo di amici/colleghi/vicini di casa ognuno deve fare un regalo per un altro, che di solito non lo sa. In Tedesco (che si sa, il tedesco è una lingua armoniosa) si dice Wichteln

Esiste però una versione che mettiamo in pratica io e i miei colleghi, che è ancora più bella (e dal nome più soave): lo Schrottwichteln, ovvero il Secret Santa ma con regali brutti
(che pio, 90% delle volte, sono anche gli stessi regali che hai ricevuto durante quello che doveva essere un Secret Santa VERO e invece sono da 10 anni nel tuo cassetto e non sai come liberartene).

Lo Schrottwichteln è brutto su più livelli diversi, in specifico:

1) VESTITI: bisogna mettersi dei vestiti orribili/imbarazzanti. E qui dai, non fate i cattivi a dire che per i Tedeschi è facile, è una battuta troppo banale.

Io mi sono presentata con la felpa bellissima che mi ha fatto la mia amica con su una mucca che viene rapita da un ufo, ma mi ha comunque battuto la mia collega con il pigiamone-tutone-onesie da orsacchiotto.

Che, pare, sia quello che indossano ora gli studenti universitari, perchè vivere da soli per loro significa libertà, e libertà è vestirsi come se avessero tre anni ma senza l'apertura per il pannolone. E noi che siamo qui a pontificare sulle adolescenti in minigonna.

Poi c'era pure uno dei miei colleghi con sandali e calze ma quello non era intenzionale (e vabbè ok, sono scaduta nel banale ma è vero).

2) CIBO il cibo dev'essere della serie junk food.

E così si è fatto


C'era TOASTY, il pollo impanato  surgelato con una sospetta forma quadrata che si mette, rullo di tamburo, nel TOSTAPANE



Seguito dallo snack Iraniano che se lo vedesse Trump aumenterebbe le sanzioni e l'OMS non avrebbe scelta che dargli ragione. E c'era pure il suo fratellino Dolcetto Turco, che sulla confezione aveva ben specificato che crea IPERATTIVITA' nei più piccoli



E poi lei, l'inimitabile, PIZZA BURGER. Con l'aggiunta di NACHOS. 
E qui non posso che immaginarmi il business meeting in cui si è deciso che, per qualche ragione, unire pizza e hamburger non fosse abbastanza



Non sono mai stata così contenta di essere celiaca e non poter mangiare queste cose (che, incredibilmente, mi dicono non essere così terribili. Me l'ha detto il compagno che poi è stato male, comunque)

Per spezzare una lancia a favore dei crucchi, c'è però da dire che anche loro riconoscevano che questo cibo fa schifo.

3) I REGALI ovviamente, il punto dello schrottwichteln è quello di fare dei regali orribili.

Io l'anno scorso mi sono sbarazzata di un paio di calze con su il cantante di Gangnam Style che balla e di una microbottiglia con su un'icona ortodossa greca in cambio di un selfie stick e di un grembiule porno-kitsch.

Quest'anno ho regalato un cappello a forma di piedi di Babbo Natale (così sembra che si infili nella tua testa, o che tu indossi il suo sedere, a scelta) e una collezione di libri raccattati a conferenze a tema diritto, compreso un libricino prodotto dal Barhain in cui gli abitanti del Barhain cercano di convincere il resto del mondo che loro sanno cos'è la democrazia.
In cambio, ho ricevuto questo:


La statuetta è un regalo di un qualche zio d'America, e sul fondo c'era un buco da cui usciva una polverina bianca. Il che fa capire l'ingenuità dello zio: una statuetta del genere per forza di cosa viene controllata in dogana, può SOLO servire a portare droga, non esiste nessun altra motivazione per cui qualcuno potrebbe volerla.

Compagno invece ha ricevuto un disco di un coro religioso di bambini svizzeri, il che ci porta al prossimo punto

4) LA MUSICA è stato involontario, ma si è comunque ascoltata musica brutta. In particolare in versione canzoncine per bambini, usate per deliziare la figlia quattrenne del collega che ci aveva invitato. Le canzoni erano la versione tedesca di Fra Martino Campanaro e altre canzoncine del genere, quindi insopportabili ma innocue.

FINCHE' non è giunta la canzone della volpe che rapisce l'oca e VIENE UCCISA A FUCILATE.
Da li ho scoperto che un sacco di canzoni tedesche, così come le storie dove Biancaneve muore il principe è un necrofilo la regina una pedofila e Dante si rattrista di non aver potuto leggere i Fratelli Grimm come ispirazione per l'Inferno, hanno delle strofe molto cruente.



Di solito queste strofe non vengono cantate, un po' tipo quella parte dell'inno nazionale sulla Germania che è meglio degli altri Paesi.

E poi niente, uno dei regali brutti erano questi tatuaggi e ce li siamo fatti tutti, e purtroppo dagli anni 90 sono passati quasi trent'anni e nessuno si ricordava che questi cosi non vengono mai più via e io avrò per sempre un drago sulla caviglia. 



sabato 27 ottobre 2018

Negozi Chiusi la Domenica e Apocalisse Zombie

Nella ridente Mordor dove vivo tutto è chiuso la domenica.

La cosa mi rende felice.


Mi fa felice, OVVIAMENTE, per una questione di giustizia sociale e solidarietà. Non mi fa piacere per il fatto che ogni cavolo di sabato in cui vorrei stare a casa a fare ciò che preferisco, cioè nulla, devo invece trascinarmi a fare la spesa e poi, PUNTUALMENTE, la domenica mi rendo conto di non aver comprato carta igienica e olio do oliva, e mangio verdure fritte nell'olio di colza lasciato dall'inquilina precedente mentre cerco i tovaglioli con scritto "Buon Compleanno" della mia ultima festa.

Non avessi una coscienza, mi getterei felice in quell'opulenza capitalistica di Stati Uniti e Giappone per cui si può comprare qualsiasi cosa a qualsiasi ora. Andare la domenica sera a comprare l'Häagen-Dazs al te verde o rimpinzarsi di kit kat ad un 7-Eleven dopo una serata fuori è BELLO, non so come metterlo in altri termini.

PERO', mi pare giusto lasciare che la gente non lavori il week end. 
Lo dico da persona privilegiata, che dopo essersi fatta un po' il mazzo a studiare (comunque senza mai lavorare un giorno in miniera, ecco), ora può tranquillamente fare gli orari che vuole. 
Giusto per farvi venire invidia, io il lunedì a volte mi alzo alle 8, decido di stare a letto un'altra mezzora, poi faccio colazione a letto guardando la pioggia sulla finestra e, calda e felice e piena di caffè, penso alla gente meno fortunata di me che in quel momento sta facendo qualcosa di utile e produttivo.

Da questa prospettiva, capirete che mi viene difficile dire "oh bè, vorrei proprio che gli Indiani del negozietto sotto casa stessero aperti pure la domenica, perché tutto sommato vedere la gente che lavora per me quando io non faccio un cavolo è la cosa più vicina all'avere dei servi che possa provare" e poi tornare a mangiare le mie ostriche.

Ovviamente, conosco gente a cui piace lavorare anche i week end, suppongo perché adorino avere delle scuse pronte per evitare gli inviti a pranzo dei suoceri la domenica. Queste persone di solito infatti scelgono dei tipi di lavoro per cui BISOGNA lavorare il week end, tipo cuochi o infermieri o receptionist in albergo.

Sono molto grata a questa gente che SCEGLIE di fare questi lavori (anche se io ho un gruppo di amiche che ho visto tutte assieme l'ultima volta nel 2016, mannaggia ai lavori su turni). Però credo sia anche giusto limitare lo scazzo della gente che scegliere non può e che si ritrova costretta a lavorare un po' quando glielo chiedono. Per esempio, io che ho studiato quello che mi pareva e mi sono scelta un lavoro ho potuto decidere che tipo di orari volevo fare. Mio cugino che fa l'infermiere e ha studiato per farlo l'ha fatto con la consapevolezza che aveva la scusa pronta per saltare ogni singolo pranzo di Natale con imbarazzanti interrogatori dei parenti sulla sua situazione sentimentale. Il poraccio che a scuola non c'è andato perchè non aveva soldi, che è arrivato dalla Siria/Senegal/Somalia (aggiungi Paese a caso, anche non con la "S") e a cui la laurea in ingegneria non è stata riconosciuta, non può permettersi il lusso di scegliere. Va a lavorare al supermercato e fa gli orari che gli dicono. Magari la domenica vorrebbe pure passarla con i suoi figli, o a giocare a cricket, o a farsi le canne sul divano come tutti noi, però non può. 

Quindi il mio bermi l'olio di colza e usare i tovaglioli delle mie feste passate in bagno è un modo per essere solidale con questa gente.

Perché alla fine pure loro si meritano dei week end, e io non ho tutto questo bisogno bruciante di comprare mutande, farmi le unghie, e portare ad aggiustare il telefono alle sette della domenica mattina. 

Bochum (o Mordor, il suo nome più calzante), però, talvolta porta tutto ciò all'estremo. 
La domenica la città si svuota e, nel camminare per le strade deserte, si sente un fruscio.
Di solito quando lo percepisco corro a casa, ma sono quasi sicura siano gli Zombie che stanno uscendo dalle fessure della strada.
Infatti Mordor è costruita su una miniera, grande quanto tutta la città, e ogni tanto nel costruire le case si aprono delle voragini.
Spesso mi immagino che la domenica non ci sia in giro nessuno perché gli Zombie, usciti da queste miniere abbandonate, abbiano mangiato i cervelli di tutti gli abitanti della città pucciandoli nella salsa curry. 


Invece, la ragione è che tutto è chiuso.
Non solo i negozi e gli uffici, ma anche i bar, i ristoranti, i café.
Deserto cosmico, con la sola eccezione delle pompe di benzina che vendono di tutto, dall'olio alla carta igienica, e fanno affari d'oro.

E l'Apocalisse Zombie non si limita alla domenica, ma, in alcuni casi, a tutto il week end. 
Un sabato a pranzo volevo andare a mangiare con un'amica in un pub che è generalmente aperto anche a mezzogiorno. Ma il sabato, SOLO IL SABATO, quando la gente ha giustamente più tempo, apre solo il pomeriggio.
E' stato molto difficile trovare un posto dove sederci.
Poi la mia amica doveva organizzare un viaggio per il giorno dopo. Constatato che il bus per la stazione, essendo domenica, non c'era, ha chiamato una compagnia di taxi.
Che, OVVIAMENTE, le hanno detto di attaccarsi al tram (letteralmente) perché loro, la domenica, non lavorano.

La morale? Che io sono solidale con i lavoratori e secondo me è sbagliato tenere aperti servizi commerciali che non sono necessari, ma ho delle domande:

-Abitanti di Mordor, ma a voi proprio fare i soldi vi fa schifo? E apritemi il pub il sabato, che vi pago, suvvia
-Abitanti di Mordor, ma voi come ci andate in giro la domenica?
-Abitanti di Mordor, ma voi la domenica che fate?

A giudicare dall'alto numero di sexy shop e di bambini che ci sono in Germania, la risposta alle ultime due domande potrebbe essere che gli abitanti di Mordor stanno a casa, e sanno benissimo come divertirsi senza negozi o ristoranti aperti. 

E poi così, quando gli Zombie escono dalle buche, non trovano nulla da mangiare. 



Più amore, meno capitalismo. 

domenica 9 settembre 2018

La Maledizione di Lufthansa


Certe volte ho degli incubi dove devo andare da qualche parte e non riesco perché non ci sono i voli, arrivo in aeroporto ma non trovo nessun aereo, e so di essere in ritardo per un evento importante ma nonostante i miei sforzi non riesco a trovare una soluzione. Mi sveglio orribilmente frustrata e mi dico “Calma, Giupy, è solo un sogno, non succederà mai”

Tranne quando, ovviamente, è successo.

Arrivo con Compagno & Colleghi all’aeroporto per andare in Colorado, ad una conferenza. Per me non è un viaggio di lavoro, è molto di più: tornare dopo due anni dove ho fatto il dottorato, rivedere delle persone molto importanti e poi, già che c’ero, andare alle Hawaii.


A Dusseldorf, mi fermano per un controllo a campione per vedere se ho gli esplosivi. “Si vede che sembri una terrorista” mi fa notare la mia collega Marocchina, e sì che non avevo ancora quel color cioccolato che ho adesso dopo due settimane di Hawaii.
Risulta che ho degli esplosivi in borsa. Mi innervosisco e preoccupo: ho molti difetti, lo ammetto, ma essere una bombarola non è ancora tra questi.
Però il bradipo della sicurezza (perché come già ho spiegato, certi lavori in Germania sono subappaltati a questa simpatica specie di animali pelosotti) mi rassicura: ci sono molti altri oggetti che possono contenere materiali che assomigliano agli esplosivi, tipo computer, o e-book reader.
Nel mio caso, era il mio beauty con i trucchi Kiko.
Me ne sono andata contenta di non essere spedita a Guantanamo, e lievemente preoccupata al pensiero di quello che mi spalmo in faccia.

Voliamo fino a Francoforte, e lì ci mettiamo in fila per il controllo passaporti. La fila è lunga. La fila è lenta. La fila non si muove.
Ci chiediamo cosa succede, finché non arrivano dei bradipi alla sicurezza che iniziano a sussurrare piano che bisogna uscire dall’aeroporto. Non c’è nessun annuncio, solo gente che lentamente inizia ad allontanarsi dai gates seguendo i bradipi. Il controllo passaporti è chiuso, i gates sono chiusi e tutti i negozi si svuotano. Un aeroporto fantasma.

Seguiamo la massa di gente, e ci ritroviamo nell’area check in dell’aeroporto. I tabelloni con i voli sono impazziti e non abbiamo idea di quando partirà il nostro aereo. La gente si accalca sempre di più, non possiamo uscire e non possiamo muoverci. I bradipi dell’aeroporto non ci danno nessuna informazione ma cioccolato e patatine, probabilmente perché sono convinti siamo dei bambini in bisogno di iperattività e presso la loro specie questa è la procedura da seguire.

Lufthansa ci manda un messaggio sul cellulare dicendo che FORSE c’è qualche problema


Decidiamo di fare una fila interminabile al banco Lufthansa, la nostra compagnia. La gentilissima bradipa ci dice che l’aeroporto è stato chiuso per un controllo di sicurezza, ma di avvicinarsi al gate il più possibile che presto riapriranno e noi partiremo per Denver.

Purtroppo, ella mentiva.

Quando proviamo ad avvicinarci ai gate con un gruppo di persone che, come noi, era stato così istruito dalla gente Lufthansa, veniamo bloccati da una massa di poliziotti. Per dei motivi che non so spiegarmi questi hanno in media dodici anni e mezzo e sono molto nervosi. Credo che il nervosismo derivi dal non sapere cosa fare e dal non avere ancora raggiunto la pubertà. Un biondino con riga da parte inizia a sbraitare in tedesco in quel modo che si vede solo nei film sulle SS, e ci intima di tornare ad ammassarci nell’aerea check in.
Lo facciamo, e vedo una madre sola con tre figli allattare in piedi in mezzo alla ressa, sorridendo.
Ella è da questo momento il mio eroe.

Scopriamo dalle news su Internet che la motivazione della chiusura dell’aeroporto è un problema di sicurezza. Apparentemente, una famiglia francese è arrivata al gate senza aver passato il controllo di sicurezza.
O meglio, l’ha passato, ma, come me, è risultata positiva agli esplosivi.
Il bradipo addetto alla sicurezza, probabilmente lo stesso che ho trovato io, ha deciso che doveva trattarsi di un computer o dei trucchi radioattivi della Kiko.
Li ha fatti passare lo stesso.
Poi, in un momento di epifania, si è detto “Oh cazzo! E se fossero dei bombaroli davvero?”
E lì si è chiuso l’aeroporto per cercare di catturarli.

Apparentemente, però, i bradipi di Lufthansa non avevano alcuna procedura per gestire questa cosa, e quindi hanno scelto una facile strategia: la menzogna.

Così, una volta compreso che il nostro volo non sarebbe mai partito, facciamo una fila lunghissima al banco Lufthansa dove un bradipo ci ha dato dei biglietti per il volo del giorno successivo. Chiediamo di riavere le valigie che avevamo imbarcato la mattina, ma non è possibile perché le Sacre Procedure dicono che non si fa.
Così ci danno dei beauty case con dentro spazzolino, dentifricio, e una maglietta bianca per grandi obesi taglia XXXXXL. Niente mutande, perché evidentemente Lufthansa non reputa importante cambiarsele tutti i giorni.
In compenso, c’è la vaselina, per scopi che ancora non so spiegarmi.

Ci mettono su un taxi e ci spediscono a Wiesbaden, un luogo ameno fuori Francoforte. Fiduciosa, vado a cena nell’albergo, sperando di mangiare qualcosa che non sia patatine o cioccolato.
Il cameriere però ha dei disturbi mentali e mi insulta pesantemente quando gli dico che sono celiaca e che no, non posso mangiare la pasta. Mi lamento con la receptionist che dice che purtroppo non mi darà da mangiare ma mi offre una bevanda alcolica, cosicché possa dimenticare le mie sofferenze.


La mattina dopo, indossando le magliette da grandi obesi sulle quali volevamo scrivere “Lufthansa ti odio”, arriviamo di nuovo in aeroporto. Siamo tutti stanchi, e io un po’ hangover. Andiamo fiduciosi verso il nostro volo, quando scopriamo che in realtà il nostro non è un vero biglietto. E’ solo una lista d’attesa. Ci sono circa 50 persone sulla lista d’attesa, e il volo è, pensate un po’, pieno.
Dalla lista d’attesa vengono selezionati secondo non si sa quale criterio i coniugi Olsen, gli unici che potranno partire. Uno dei miei colleghi finge di chiamarsi Olsen per essere imbarcato al loro posto e la cosa non funziona, però ora è il suo soprannome.

Una donna piange disperatamente.

Chiediamo ai Bradipi del banco Lufthansa che non sanno dirci quando potremo imbarcarci. Ci indirizzano ad un altro banco. Ma mentono.

Dove facciamo una coda di ore, e poi ci indirizzano ad un altro banco. Sempre mentendo

Dove facciamo una coda interminabile, e poi ci dicono di andare da un’altra parte. A questo punto non speriamo più che l’informazione sia corretta.

Tutto questo nutrendoci solo di cioccolato e patatine che i bradipi ci lanciano, e inframezzato da numerosi controlli di sicurezza tra una zona e l’altra dell’aeroporto, nei quali io risulto quasi sempre positiva agli esplosivi. A volte è il computer, a volte i trucchi di Kiko, a volte inizio a sospettare di essere davvero una bombarola.

E’ però un incredibile esercizio di team building. Io e i miei colleghi ci raccontiamo tutte le nostre vite, condividiamo i segreti più intimi, ci vediamo nei momenti più bassi, e ora siamo amici per la pelle.

Arrivati a sera troviamo finalmente una bradipa che ci da una buona notizia: abbiamo sette posti per il volo del giorno dopo per Denver.
“Grazie!” gridiamo noi entusiasti “Prenotali!”
Però lei per ragioni a noi misteriose e che sono scritte nelle Sacre Procedure non può prenotarli. E poi sta per staccare. Ci dice di andare ad un altro banchetto, chiama la sua collega e ci dice che ci farà la prenotazione.

Purtroppo, ella mentiva.

La collega bradipa, infatti, ci dice che i sette posti non ci sono più. Nel tempo di spostarci da un banchetto all’altro sono tutti scomparsi, proprio come la nostra fiducia e gioia di vivere. Così ci dice che dovremo viaggiare tutti separati, alcuni il giorno seguente, alcuni due giorni dopo. Con il suo lentissimo dito inizia a mettere i dati di ciascuno di noi nel computer, proponendoci dei comodi cambi: “Ma andare a Denver passando da Kuala Lumpur e andando a dorso di mulo fino ad Hong Kong?”
Al grido di “Love wins”, però, io e il compagno riusciamo a viaggiare assieme.

Ci ridanno le nostre valigie (era, apparentemente, possibile) e ci mandano in albergo ad Offenbach, un posto così isolato che i miei amici che hanno passato li due giorni avevano come unico posto in cui mangiare Mc Donald’s, dove hanno consumato tre pasti per variare da cioccolato e patatine. Ora sono della taglia giusta per la maglietta da grande obeso.

Il giorno dopo, stavolta con mutande pulite, torniamo a Francoforte. Ormai conosco l’aeroporto come le mie tasche e inizio a sudare e tremare appena entro, dal tanto mi evoca brutti ricordi.
Una bradipa della Lufthansa, sentendo le nostre disavventure, dice che meritiamo una compensazione e ci da un buono di dieci euro per mangiare qualcosa che non siano cioccolato e patatine. Con dieci euro all’aeroporto di Francoforte si comprano più o meno due bottigliette d’acqua e qualche caramella.
Ci imbarchiamo io e Compagno per Londra, e il volo è in ritardo.

A Londra, corriamo come dei forsennati per non perdere la coincidenza. Ancora una volta decidono di controllarmi alla sicurezza perché assomiglio ad una terrorista e la bradipa che si occupa della mia valigia ci mette circa 45 minuti. Solleva ogni boccetta di shampoo e lo rigira tra le lunghe unghie, mentre io vedo che il mio volo si avvicina e sto impazzendo. Ho un qualche rimpianto all’idea di non essere davvero una bombarola.

Solo che le mie angosce erano vane perché il secondo volo, per Washington, è anch’esso in ritardo. Saliamo già sapendo che dobbiamo passare una notte a Washington e davanti a noi si siedono dei rednecks che subito tirano indietro i sedili schiacciandoci.

Però già possiamo gioire: siamo sfuggiti dalle grinfie di Lufthansa perché ora si tratta di British Airways. Quando spiego che devo mangiare senza glutine mi danno il cibo della prima classe, e appena arrivati a Washington un’impiegata gentilissima ci aspetta dopo i controlli passaporti con già pronto il voucher per l’hotel.

Tutto così liscio che non si direbbe neanche che questa sia la terra di Trump.


Nel bar dell’hotel possiamo spendere 100 euro di cibo offerto da British Airways, ma è tardissimo e possiamo prendere solo dei succhi. La mattina dopo sono tentata di offrire un cappuccino a 30 homeless per usare tutto il buono, ma purtroppo l’albergo è talmente isolato che non si trovano neanche loro.

In aeroporto ci dicono che siamo su una lista di attesa, ma in pochissimo tempo, probabilmente alla vista della bava schiumosa verde che mi sta uscendo dalla bocca, ci confermano il biglietto.

Arriviamo finalmente in Colorado, la terra più bella del mondo.


Ho perso quasi tutta la conferenza, non ho potuto vedere alcune persone a cui tenevo, e con altre ci ho passato un solo giorno, ma… non c’è nessun ma. E’ stato orrendo e spero che Lufthansa venga soppiantata da un servizio di unicorni volanti velocissimi che producono zucchero filato e MAI cioccolato e patatine.

Poi però abbiamo potuto lo stesso passare del tempo in America e fare una splendida vacanza, anche con i miei colleghi che adesso sono diventati i miei migliori amici, soprattutto Olsen.

E in una cittadina del profondo Colorado costruita ai tempi dei cercatori d’oro e minatori, in un albergo con saloon rimasto uguale dal 1890, ci mettiamo a bere una cosa con una donna che stava andando a piedi con suo padre da Denver a Durango in sei settimane e che di lavoro fa nascere i bambini in casa.
“Io ho vissuto in Germania” ci dice, tutta contenta “A Wiesbaden. Ci siete stati?”
Ordino subito un altro bicchiere.


In tutto questo, la morale è che ora farò causa a Lufthansa per tutti i soldi che ho perso con le prenotazioni degli alberghi saltate e anche marginalmente per il fatto che tenere le genti tre giorni in un aeroporto tra bradipi e cioccolato non è esattamente salutare.

Tuttavia, la storia non è finita, perché pare che Lufthansa ci abbia appiccicato addosso una sorta di maledizione, a tutta la famiglia:
-       Dopo un viaggio di ritorno che contemplava tre voli di cui due voli intercontinentali in due notti e dieci ore a Denver, Compagno è dovuto andare a Bruxelles e poi di nuovo in Germania, viaggio che ha fatto, per un guasto al treno veloce, su un BUS DI LINEA.
-       Io avevo un biglietto andata e ritorno per andare a Parigi. Non ho potuto prendere l’andata perché ho dovuto viaggiare in un altro modo, e di conseguenza Air France mi ha cancellato anche il ritorno
-       I miei genitori su un altro volo sono rimasti bloccati un’ora perché il pilota aveva sbagliato la manovra e non poteva aprire le porte.

Perché è importante sapere che alla sfiga non c’è necessariamente fine.