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domenica 13 novembre 2016

Baciami, mio Comunista

Per la serie “Gli-accademici-non-sono-stupidi” e “Il-mio-lavoro-sara’-precario-ma-e’-a-tratti-bellissimo”, sono stata ad una conferenza a Praga.

Praga e’ una citta’ molto affascinante che consiglio a tutti di visitare, ma come avrete capito dai miei blog non sono quel tipo di persona che scrive post sulle cose belle che ci sono nelle citta’, perche’ quello lo fanno gia’ i blogger di viaggi piu’ bravi di me.

 
Poi facile mettere le foto cosi' e dire che Praga e' bella, provateci con Bochum


Piuttosto, mi piace concentrarmi sulle stranezze dei luoghi che vedo. Tipo il fatto che a Praga ho sentito/incontrato piu’ Italiani che a Como e pare che la Repubblica Ceca ami la canzone italiana, visto che la mattina a colazione in albergo passavano Ramazzotti e sono andata a ballare in un locale trash anni 80 dove suonavano “Sara’ perche’ ti amo”.
E poi c’era questa statua di Gesu’:

Lunghe braccia e' sintomo di grande santita' 


Una cosa che ho molto apprezzato di Praga e che rientra abbastanza nella categoria “cose inusuali” e’ il quartiere residenziale costruito durante il Comunismo. La conferenza prevedeva dei tour facoltativi e io ho scelto quello in questa zona di Praga, probabilmente perche’ in pochi mesi Bochum ha gia’ alterato il mio senso del bello e ora sono attratta dalla “concrete beauty”.

Il tour pero’ e’ stato molto interessante, non tanto per quelle colate di cemento attorno alle quali abbiamo girato, ma per la spiegazione del contesto storico. Che un po’ abbiamo sperimentato anche nel Palazzo Congressi in cui era organizzata la conferenza, che e’ stato costruito come Palace of Culture per ospitare i raduni del Partito Comunista. E’ un gigantesco cubo di cemento i cui costi di riscaldamento sono esorbitanti, ma continuano a tenerlo in piedi ed usarlo perche’ costerebbe di piu’ abbatterlo.

 
Con la pioggia l'architettura comunista e' Mordor. Forse anche senza

La guida che ci ha fatto il tour ha trentacinque anni ed e’ cresciuto nel quartiere, che e’ stato costruito durante il periodo comunista per dare delle case alle brave famiglie comuniste.

Come si fa a diventare un bravo Comunista? Bisogna essere una famiglia, fare figli (presto, e tanti, un po’ alla Costanza Miriano) e non avere “macchie” sul curriculum tipo uno zio scappato all’estero (“Mortacci suoi zio Marek che se n’e’ andato in Francia e mo’ stiamo tutti sotto un ponte, io quello poi proprio manco lo potevo vedere alle cene di Natale, sempre a cercare di finirsi lo zabaione”).

Cosi’ seguendo questo modello le prime case sono andate ai Comunisti bravissimi che erano le spie, cosa che ha reso immediatamente chiaro che fossero spie a tutti gli altri (non oso immaginare che possa succedere in un condominio abitato solo da spie. Sicuro non era una buona idea pestare una cacca di cane e salire le scale senza pulirsi le scarpe pendando di non essere sgamato)

Nel caso ci fossero dei problemi tipo lo zio Marek in Francia, o in generale le liste di attesa fossero state troppo lunghe, si potevano corrompere i funzionari. Il che pero’ funzionava fino ad un certo punto perche’ tanto tutti corrompevano tutti, pure per le automobili, che venivano date dallo stato ed erano un bene di lusso.

Le case, definite dalla guida “rabbit cages”, erano tutte identiche, circa 60 metri quadri non importa quanti figli. Apparentemente il sistema di ventilazione e di insonorizzazione lasciavano il tempo che trovavano, e questo sicuramente aiutava le famiglie di spie a scoprire che facevano gli altri (“Maria del piano 4 ha fatto l’arrosto e poi ha guardato l’eredita’, scrivitelo!”).

Anche l’arredamento delle case era identico, e la vita si svolgeva intorno alla televisione, che trasmetteva solo due canali (e qui e’ l’unica cosa per cui li invidio, almeno non avevano Mediaset). Lo status symbol era il divano, di cui esistevano solo due o tre modelli, che avavano nomi tipo “Riviera” o “Venezia”. Come faceva notare la guida, e’ ironico che avessero questi nomi quando la gente non poteva lasciare il Paese. Come e’ ironico che ci fosse un gigantesco albergo quando nessuno visitava la Cecoslovacchia.

 

In tutto questo i bambini non avevano molto da fare. Andavano a scuola ma c’erano solo tre istituti, quindi dovevano fare i turni e certe volte andare a scuola la sera. Avevano gli stessi cappotti, le stesse scarpe, mangiavano lo stesso cibo. Giocavano ad infilarsi nei tubi dei cantieri che c’erano sempre, visto che i lavori sono andati avanti per anni ed anni. Qualche volta approfittavano del fatto che gli adulti lavoravano tutti nel centro citta’ e andavano a rubare nelle case dei vicini, dove pero’ tanto non e’ che ci fosse molto da rubare (e poi, ripetiamo, con tutte le spie in giro non sembra una grande idea).

Sentendo questi racconti ho chiesto scusa a Marx e ho segretamente gioito di essere cresciuta nella bambagia del Capitalismo (pure se avevo la Mediaset).

ll Partito Comunista faceva questo tipo di lavori perche’ aveva manie autocelebrative di grandezza. Il posto si chiamava “cosmonaut” e tutti i riferimenti sono agli astronauti, per esempio le squadre sportive si chiamavano “Sputnik” o “Rocket”. Questa e’ una statua di due astronauti, di cui uno e’ il primo non-Russo e non-Americano ad essere andato nello spazio, e mo’ si e’ fatto eleggere nel Parlamento Europeo come mebro del Partito Comunista (e giuro, vorrei incontrarlo giusto per sapere come ha fatto).

Purtroppo causa pioggia non e' venuta nella sua splendente beltade

Visto che i giovani avevano molto da fare, per divertirsi gli infilavano delle sigarette tra le dita come se fumasse.

C’e anche un’altra statua bellissima, che rappresenta un bacio tra la Russia e la Cecoslovacchia. 

"Baciami, stupido" "Si, Vladimir" 

E’ una statua tantissimo gay, per essere l’emblema del gay pride manca solo il sottofondo di Madonna ed una bandiera arcobaleno. Pero’ l’omosessualita’ era proibita.
“Aspetta, ma questi due stanno a limonare ma essere gay non si poteva?”
“Esatto, baciarsi sulla bocca tra persone dello stesso sesso e’ da paura, pero’ non puoi essere gay”.
Al che mi immaginavo le situazioni del tipo “Questo e’ Vladimir, nooooo non siamo gay, pero’ ci vogliamo bene e quindi  gli infilo la lingua in bocca, ma in modo eterosessuale e mascolino, come farebbe la Russia con la Cecoslovacchia”.

Il governo Cecoslovacco faceva costruire queste statue un po’ per manie di grandezza e un po’ perche’ il 4% dei fondi per ogni costruzione doveva essere usato per opere d’arte. Il che mi sembra una cosa molto bella, pero’ poi le cose che uscivano non erano stupende. Infatti, non ho mai sentito l’espressione “Sei bella come un’opera d’arte comunista”

Tipo questa

La guida pero’ continuava a dire che, nonostante tutte le limitazioni, a lui il quartiere piace un sacco perche’ ad essere cresciuto nel cemento ci si abitua (e forse succedera’ pure a me a Bochum, chissa’). Ed ora il quartiere continua ad esistere, gli appartamenti sono ancora abitati e apparentemente sono meglio di molti appartamenti nel centro di Praga.

Al primo piano dei condomini c’erano delle stanze per i passeggini e le biciclette che sono diventati il primo luogo del commercio una volta finito il Comunismo, perche’ la gente li ha trasformati in negozi che prima non esistevano perche’ tutto era dato dallo Stato.

La guida ci ha fatto vedere questo come quello che per lui era il segno della fine del Comunismo e di una nuova liberta’:



E’ un mosaico fatto da ignoti che per la prima volta modificava il paesaggio tutto uguale dei condomini. E visto che l’arte puo’ essere anche resistenza, alla conferenza hanno invitato a suonare (perche’ si, gli accademici si divertono quando dicono di lavorare) la band Plastic People of theUniverse, che e’ diventata famosa come anti-Comunista e i cui membri sono stati arrestati durante la Primavera di Praga (che infatti non sono proprio dei fiorellini di giovinezza).

Secondo la guida quello che fa ha fatto il Comunismo e’ stato rendere piano piano tutti uguali, e con la perdita dell’individualita’ si perde anche l’umanita’. Pero’ ora i palazzi rimangono, e li colorano di colori diversi per dargli piu’ carattere. Chissa’ se pure a Bochum la cosa potrebbe funzionare – anche se li’, nemmeno si puo’ dare la colpa al Comunismo.


 
Finiamo con una foto bella per rallegrare gli animi


6 commenti:

  1. Ms ti sei trasferita in Cruccolandia? ahahaha :)

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  2. mi fai tanto ridere e le tue recensioni di viaggi mi piacciono di più di quelle classiche!! ti seguirò appassionatamente!
    un bacio

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  3. Hai visto il film "Le vite degli altri"? (se non lo hai visto te lo stra-consiglio)

    In qualche modo il tuo post me lo ha ricordato.

    p.s. le squadre sportive si chiamavano anche Lokomotiv, Dinamo... :-)

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    1. no, lo devo vedere! Grazie del consiglio!

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