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martedì 21 marzo 2017

Io, il Giappone, e tutte le stranezze

Come dicevo nel mio ultimo post, il Giappone e' il mio posto preferito nel mondo. Ho passato dei momenti molto belli in Giappone, ne ho studiato la lingua e la cultura, e sono felicissima se ci posso tornare.
Pero' non ho nessuna intenzione di viverci. E sono MOLTO felice di non essere Giapponese, anche se questo mi avrebbe permesso di mangiare i KitKat al te' verde per tutta la vita.

E' un po' contraddittorio, tutto cio'? Abbastanza. Pero' il Giappone e' un posto peculiare e parlero' di alcune stranezze per spiegarmi meglio

Gli omini decorativi

Prendere il treno in Giappone e' bellissimo. La tabella dei ritardi non esiste (la mia amica Giapponese, infatti, si era stupita cosi' tanto quando ne ha vista una a Milano che l'ha fotografata). Il mio moroso si e' messo a cronometrarli nelle stazioni e sono SEMPRE puntuali al minuto. Si fermano esattamente dove dovrebbero fermarsi, sono ampi, spaziosi, e silenziosissimi. Racconterei di piu' dei miei viaggi in Shinkansen ma sono cosi' spaziosi e silenziosi che mi addormentavo appena salivo.

I treni sono correlati da tantissimi omini che lavorano in biglietteria. Sui binari. Sul treno stesso. Che mettono la testina fuori dal finestrino quando il treno parte tenendosi il cappello e rischiando il trauma cranico. Che ti pigiano nei vagoni con i loro guantini candidi quando arriva la metropolitana. Che ti fanno il biglietto se non lo sai fare tu. 
Il capotreno passa a SALUTARE, per dire.

E gli omini decorativi non stanno solo nelle ferrovie. Quando ci sono i lavori in corso, per esempio, c'e' un omino che ti segnala il fatto che ci sono dei lavori in corso. Ci sono omini che schiacciano i pulsanti dell'ascensore e che distribuiscono fazzoletti. A Kyoto davanti ad un tempio c'era un omino che ti diceva quando attraversare la strada, nonostante ci fosse il semaforo.
Mi hanno pure detto che ci sono omini che fanno la parte dei pedoni nelle piste dove la gente impara a guidare prima dell'esame della patente.

Questa politica del pieno impiego probabilmente porta a dei livelli di disoccupazione molto bassa. Suppongo che derivi anche dall'attenzione nipponica per la sicurezza e i servizi, che apprezzo molto.
Ma mi chiedo anche: quanta gioia c'e' nella vita di un omino che, per otto (o piu'?) ore al giorno sta fermo immobile nel ruolo di un cartello o di un semaforo?

Spiegazione del fatto che se usi il cellulare puoi spingere per sbaglio uomini ubriachi sotto i treni

Il riscaldamento

Il Giappone e' un posto molto tecnologico, come sapranno i piu' arguti di voi che hanno guardato Godzilla. La gente gia' nel 2003 aveva Internet sul cellulare e ci stava attaccata 24 ore al giorno, cosa che noi con i Nokia facevamo fatica a fare (a meno che non fossimo campioni di snake). Ci sono i treni piu' veloci, le metropolitane piu' fighe, le industrie che fanno qualsiasi cosa.

CI SONO I GABINETTI CHE TI FANNO IL BIDET AUTOMATICAMENTE E CON L'ASSE RISCALDATA
(Lo scrivo in grande perche' e' il piu' alto esempio della superiorita' nipponica su tutti gli altri popoli).

MA, non sanno fare dei riscaldamenti sensati.
Visto che Giupy e' sfigata, e' andata in Giappone in un periodo in cui faceva inusualmente freddo. Abbiamo preso degli appartamenti con Airbnb che erano fatti con carta stagnola e dido', presumibilmente perche' sono antisismici.
Quindi, non sono per nulla isolati.

Invece di mettere dei riscaldamenti sensati, le case hanno dei baracchini che producono sia aria calda che fredda (chiamati "Eacon" da "Air Conditioning") e che stanno normalmente sopra le finestre. Anche programmati per far uscire l'aria calda, questa si disperde del giro di un nanosecondo. E, in generale, non riscaldano piu' di dieci centimetri.

Calcolando che in bagno neanche c'erano, il posto piu' caldo era l'asse del gabinetto.
Non ho avuto cosi' freddo manco quando stavo in Colorado e c'erano meno venti gradi.

(In tutto cio', le strade hanno anche i fili dell'elettricita' a vista che fa molto anni 50 e mi chiedo perche' il popolo che costruisce supermegagrattacieli non puo' interrare i fili)

La Tokyo Tower

In centro a Tokyo c'e' una riproduzione della Tour Eiffel ma piu' alta e interamente arancione


Maid Cafe'

In quasi tutte le citta' esistono strip club, cinema porno, sexy shop e tutto quello che volete. In posti tipo Amsterdam o Bruxelles ci sono addirittura le vetrine con dentro le prostitute. Tutto questo potrebbe essere piu' o meno fastidioso a seconda dei principi morali e dell'opinione sulla dignita' della persona che si hanno.

Ma a Tokyo ci sono cose che personalmente trovo (per dirla all'Inglese) deeply disturbing 
Nel quartiere di Akihabara, famosa per i negozi di tecnologia e manga, ci sono dei posti chiamati Maid Cafe'. Non essendoci mai entrata non so esattamente cosa succeda, ma sono sponsorizzate da ragazzine vestite, appunto, da cameriere. Non sono particolarmente sexy, ma piuttosto piene di gadget infantili, carine nel senso giapponese (che e' il concetto di kawaii). Sembrano, piu' che altro, BAMBINE, ma attraggono uomini adulti dall'aspetto bavoso.

Chiaro che la mia e' una visione molto parziale e magari i Maid Cafe' sono posti bellissimi e molto salutari, ma amici giapponesi mi hanno raccontato che ogni posto e' famoso per diversi fetish. Mentre in generale le Maid fanno sempre delle velate allusioni sessuali e si mettono sostanzialmente a servire e riverire il cliente alla "sposati e sii sottomessa", in alcuni lo chiamano "fratello maggiore", o lo maltrattano, o si comportano come se fossero mogli.

In tutto cio' pare che ci siano pure distributori di biancheria usata e siti web dove si possono guardare ragazzine che dormono.

Autobus. Creepy

Cestini

Nel 1995 un leader religioso che pensava il mondo stesse finendo ha deciso che i Giapponesi erano troppi e ha fatto un attentato mettendo del gas sarin nei cestini della metropolitana di Tokyo.

Ora non ci sono piu' cestini.

MENO MALE non ha pensato di mettere il gas nei gabinetti.

Amicizia

Ho degli amici giapponesi che sono persone meravigliose e a cui tengo tantissimo. Sono pero' persone che spesso hanno vissuto all'estero e si sono un po' de-giapponesizzate, come io mi sono de-italianizzata sotto certi aspetti.
Poi non sono mai stata in un gruppo di amici composto solo da Giapponesi.

Un amico italiano che vive in Giappone da tanto mi raccontava che uscire con amici giapponesi non e' sempre cosi' facile. Con il fatto che sono un popolo molto organizzato, quest'amico racconta che per andare a bere una cosa la sera magari ci si accorda con DUE mesi di anticipo.

La sua teoria e' che se vai da un amico giapponese e gli dici "ci prendiamo una birra ORA?" lui ti dice di no giusto perche' e' una cosa troppo improvvisa, anche se in realta' non ha una ceppa da fare se non stare a casa a gelare di freddo mangiando il ramen in scatola.

Fuori da un ristorante. Ottima pubblicita'

Lavoro

I Giapponesi lavorano tanto. E non e' che lo dico io, ma lo dicono loro: tutte le persone che ho incontrato ad un certo punto si lamentavano del troppo lavoro. 
Ma non della serie "oh, ho finito alle sei e mezza", della serie "Il mio ragazzo non e' qui stasera perche' e' da un anno che non ha vacanze e lavora anche i week end, sette giorni su sette"

Dopo il lavoro e' implicito che si vada tutti a bere con colleghi e capo.
La mia amica che si e' sposata sa che se avra' dei figli non potra' piu' continuare. Ma non quel dilemma che abbiamo noi "Oh prendere un anno di maternita' mi impedira' di diventare manager?" ma quella logica da anni '50 della serie "Ok, lavora pure cara, ma quando avrai figli ciaone e lasciamo che gli uomini facciano il lavoro vero".

Certamente non e' sempre cosi' e non e' cosi' per tutti. Pero' ecco, diciamo che tutto cio' spiega un po' perche' sono felice di NON essere Giapponese nonostante il Giappone abbia inventato cose bellissime come Sailor Moon.

Giusto per rallegrare gli animi, vi lascero' invece con due racconti allegri
Il ristorante con in mezzo un gigantesco trenino
Il posto di delizioso sashimi dove un altro cliente che parlava un pochino di Italiano ci ha offerto il sake' piu' buono e pregiato che ci sia solo perche' i Giapponesi sono un popolo meraviglioso. 

Sashimi e trenini

martedì 14 marzo 2017

Il mio Grosso Grasso Matrimonio Nipponico

Sono stata ad un matrimonio in Giappone. Che uno dice, non e' proprio dietro l'angolo. Pero' il Giappone e' il mio posto preferito al mondo e il Giapponese e' la mia lingua preferita, si sposava la mia host sister di quando ho vissuto in Giappone e poi io cerco sempre scuse per viaggiare, quindi perche' no?

E poi, i matrimoni Giapponesi sono BELLISSIMI.

Ora, io non e' che sia proprio grande fan dei matrimoni. Pero' questo merita di essere descritto, perche' non credo sia un'esperienza molto comune.

Il matrimonio si celebrava in una chiesa. La mia amica e suo marito, entrambi giapponesi, non sono Cristiani.
E non intendo "non sono Cristiani" come voi che dopo la cresima in chiesa non ci siete mai andati manco per proteggervi dalla pioggia ma vi sposate davanti al prete ufficialmente per far piacere alla nonna ma in realta' perche' siete degli ipocriti a cui piace la location. No, non sono Cristiani nel senso che in casa hanno l'altare Shinto e di tanto in tanto vanno al tempio Buddhista.


(Micro inciso sulle religioni giapponesi MOLTO approssimativo (Yamatologi non abbiatene a male)- i Giapponesi in origine hanno lo Shinto che venera i kami che sono divinita' della natura ma pure degli antenati - se vi guardate Miyazaki imparate tutto cio' che serve sullo Shinto. Poi e' arrivato il Buddhismo da Cina e Corea e i Giapponesi hanno deciso di buon grado di integrarlo con lo shintoismo, cosi' ci sono i kami, i buddha, e un tot di divinita' a caso prese da altri Paesi asiatici tutti assieme appassionatamente. Poi sono arrivati i missionari cristiani, molti sono stati uccisi male ma qualcuno ha portato effettivamente il messaggio cristiano, che e' stato inglobato assieme allo Shinto e al Buddismo, per cui per esempio Maria e' assimilata al bodhisattva Kannon. Oggi i Giapponesi si dicono tutti atei, festeggiano Capodanno in templi Shinto, quando muore qualcuno fanno il funerale Buddista, e si sposano in chiese Cristiane).

Il matrimonio era celebrato in una chiesa che era stata costruita apposta per celebrare i matrimoni. Per prima cosa e' entrato il cerimoniante, un tizio che sembrava un giocatore di football Americano biondo vestito da prete. Poi sono arrivati gli sposi, con vestito bianco e abito elegante, accompagnati dalla musica di un secondo presumibilmente Americano biondo con addosso una sorta di tenda in vellutino rosso che suonava un finto organo accompagnato da altri compari vestiti uguali che cantavano.

Il Giocatore di Football non era un prete e la chiesa non era una chiesa. Il Giocatore di Football ha iniziato a fare quella che sembrava una messa in Giapponese con alcune frasi semplici e salienti in Inglese, con tanto di Amen e tutto il resto, ma non era DAVVERO una messa. Ha invitato gli sposi a prendersi la mano e unirli con un pezzo della stola che aveva addosso e poi gli ha fatto firmare dei documenti. Che pero' non erano davvero dei documenti, perche' i due erano gia' sposati in comune e il finto prete come forse avrete intuito, ha zero potere religioso e civile.
E' probabilmente un insegnante di Inglese part-time che nei week end impersona un prete.
Il mio idolo.

Siamo usciti dalla chiesa per lanciare petali di rosa (perche' il riso farebbe strano in Giappone, no?) seguendo le istruzioni di una sorta di presentatrice. Costei, armata di microfono, spiegava quello che andava fatto e come farlo, della serie "Ora andate a parlare con gli sposi", "Ora fate le foto", "Ora piangete di gioia" e cose cosi'. La Presentatrice ha anche uno stuolo di schiavi che servono ad assicurarsi che tutto vada bene: tengono il velo alla sposa, le sistemano i fiori nei capelli, mettono il microfono nei posti giusti, ma soprattutto stanno fermi immobili in modo abbastanza decorativo.


Siamo stati spostanti in una finta villa italiana di fianco alla chiesa che si chiamava "Villa Giulia" ed era adibita a sala da ricevimento per i matrimoni. E' iniziato il pranzo. Prima di mangiare, la Presentatrice ha fatto entrare il cuoco, che ha fatto un discorso raccontando quello che aveva cucinato, e tutti gli hanno fatto un applauso. 
Mentre mangiavamo l'antipasto, gli sposi hanno tagliato la torta, e per un attimo ho temuto di doverla mangiare tra il pesce e la carne. 

Invece no, la torta e' sparita. In compenso ci hanno dato della birra prodotta dalla compagnia per cui lavora la mia vita, fatta apposta in edizione "celebration" per le occasioni speciali. Il capo della mia amica, introdotto dalla Presentatrice, si e' alzato e ha fatto un discorso. Poi anche il capo del marito. Io ero li' ad immaginarmi il mio matrimonio e il mio capo che parla di me:
"Giupy e' riuscita a pubblicare un articolo su un giornale che ha un buon impact factor e ha organizzato un panel per una conferenza internazionale. Ah, e tra parentesi si sposa"

Sempre durante il pranzo, si e' alzato in piedi il nonno novantunenne della mia amica (che, per inciso, e' piu' vitale di me perche' i Giapponesi sono indistruttibili quanto i robottoni dei loro cartoni) e si e' messo a recitare e cantare un messaggio di auguri scritto da un suo vecchio professore, che e' stato stampato e donato agli ospiti. Cantava in stile giapponese, che all'orecchio occidentale e un po' becero nostro sembra uno che si schiarisce la gola.
Il testo era in kanbun kundoku 

(Micro inciso sul Giapponese classico MOLTO approssimativo, sempre da far rabbrividire gli Yamatologi: i Giapponesi fino all'ottavo secolo non avevano la scrittura, poi imbarazzati dalla cosa hanno deciso di prendere in prestito la scrittura piu' difficile del mondo, il Cinese. Hanno iniziato cosi' a scrivere in Cinese, ma a leggere in Giapponese, con risultati discutibili. Il kanbun kundoku e' quindi un Cinese un po' strano che si legge come fosse Giapponese e di cui io ho fatto una summer school per due settimane che ha avuto come effetto quello di farmi cambiare completamente ambito di studi).

Ad un certo punto, la sposa e' uscita, seguita dallo sposo che faceva il trenino su incitazione della Presentatrice, con stacchetti musicali dei Back Street Boys (che, sappiamo tutti, per il trenino non va bene affatto). Dopo un po' sono tornati con dei nuovi vestiti, la mia amica con una gonna a meringa rossa con su delle rose stile flamenco. Non ho capito esattamente da dove venisse e che tradizione volesse seguire, ma giuro che e' il vestito piu' bello che abbia mai visto e ora lo voglio indossare tutti i giorni (e voglio degli schiavi che mi tengano la gonna).

Poi, hanno fatto partire una slide show con delle foto degli sposi da bambini e degli sposi con amici e parenti. C'ero anche io e mi sono commossa, e non solo perche' sono egocentrica.
La Presentatrice ha fatto il giro dei tavoli e ha porto il microfono ad ospiti a caso che dicessero cose sugli sposi. Mi sono nascosta sotto la stampa della canzone in kanbun kundoku, e ne sono riemersa solo quando la Presentatrice ha detto di accendere le candele per fare atmosfera e poi spegnerle. 


A quel punto la Presentatrice annuncia la torta, che arriva a fettine composte su dei piatti. Ma non l'avevano gia' tagliata? No, perche' quella che hanno tagliato e' di plastica e serve solo per le foto, per questo l'hanno portata all'antipasto. Tanto nessuno la mangiava.

Poi sono partiti i discorsi dei genitori, delle zie in kimono (bellissimi anche loro, secondi solo al vestito rosso) e degli sposi.

Mi hanno fatto commuovere. E non lo dico in modo ironico come di solito dico le cose su questo blog. Il matrimonio e' stato bellissimo perche' era tutto finto, la chiesa, il prete, la torta. Era uno spettacolo fatto ad arte con la Presentatrice che ci diceva cosa fare con zero spontaneita'. Pero', per qualche ragione, ho trovato che fosse molto piu' vero di tanti altri matrimoni che sembrano veri e invece sono solo un tripudio di ipocrisia. Perche' loro ci credevano davvero. Non erano in chiesa perche' cosi' la famiglia e' contenta, non avevano il vestito bianco perche' lo vuole la tradizione, non si sposavano perche' e' ora di farlo (o forse in realta' si, pero' giuro, davano l'impressione di crederci tantissimo e di farlo solo per il sommo e supremo amore).

Alle due e mezza del pomeriggio, tre ore e mezza secche dall'inizio della cerimonia, la Presentatrice ha detto qualcosa in modo molto gentile, ma che suonava piu' o meno "Vabbe', mo sciacquatevi dal cazzo". Niente lancio del bouquet che, ad ogni modo, era finto. Credo che essere ad un matrimonio cosi' breve sia stata la mia parte preferita, assieme al fatto che ci hanno regalato delle ciotole, bacchette, e dolcetti giapponesi.

Io e moroso siamo usciti estasiati. Non sono una persona da matrimonio e sono sempre piuttosto convinta che non faccia per me, ma se cambio idea, giuro che trovo il modo di farlo cosi' in Giappone. Non potrei rinunciare ad essere sposata da un Giocatore di Football. 

(Le foto di questo post sono prese a caso da una rivista di matrimoni giapponesi che ho arraffato in stazione)


mercoledì 1 marzo 2017

C'era una volta...



Se seguite il mio blog regolarmente e leggete i miei post piu' femministi, sapete che tendenzialmente le fiabe non mi piacciono perche' non apprezzo le principesse che stanno a farsi salvare e a farsi baciare nel sonno.
(Che poi, Principe Filippo, mai sentito parlare di CONSENSO? Questa sta a dormire, che ne sai se ti vuole baciare?)

Oltre alla mancanza di femminismo, le fiabe in generale sono piuttosto cruente. E intendo non nella versione edulcorata con canzoncine e ratti della Disney, ma in quella originale. La Sirenetta che diventa spuma del mare. Rapunzel murata viva. Il cattivo riccone che alla fine viene eletto Presidente e costruisce un muro. Questo genere di cose.

Senza contare che apparentemente hanno anche un sacco di metafore sessuali che pero' non so se siano veritiere o meno (per quanto ora inizi a comprendere tutti quei vestiti da Carnevale da SluttyRedRidingHood e SexyCinderella)

Ovviamente, le fiabe erano cosi' perche' erano state create in un tempo in cui i bambini dovevano subito imparare che la vita era orrenda e che sarebbero potuti facilmente morire di colera, tisi, fame, assassinio, sparati dalla polizia, e cosi' via. Che serviva far pensare ai bambini che il mondo fosse bello? Meglio dargli subito una zappa e mandarli nei campi.
Dubito poi che all'epoca di fosse il magico bollino rosso degli anni '90.

Le fiabe  erano cosi' anche perche' nascevano in contesti dove la gente amava farsi pigliare bene. La Germania, per esempio. Come gia' scrissi, l'ideale storia della buonanotte dei Tedeschi e' quella in cui due bambini vengono abbandonati, rapiti da una strega cannibale, e poi la uccidono. Sweet, no?

Prendiamo per esempio la fiaba di Biancaneve. Non solo e' cruenta, con omicidi tra familiari e sette uomini che attirano e si tengono in casa una giovane donna (weird...), ma, apparentemente, e' pure basata su una storia vera. Non e' che i Tedeschi abbiano una strana immaginazione, e' proprio che la realta' crucca era cosi' (e la cosa che piu' mi sconvolge sono i nani nelle miniere, comunque). Il nome, Schneewittchen, non aiuta esattamente a percepire la melodiosita' della fiaba.



O prendiamo per esempio il caso del Principe Ranocchio, che noi tutti conosciamo come la storia di una principessa che bacia un rospo (il che fa schifo, ma pensateci: quei famosi rospi sudamericani che leccati producono reazioni stupefacenti, qualcuno dovra' pur averli baciati per scoprirlo, no?). La fiaba originale tedesca, pero', si disfa di ogni romanticismo, perche' il ranocchio viene lanciato contro il muro invece che baciato. Alla maniera teutonica: ti amo, ti spiaccico. 



Le fiabe, pero', in certi casi hanno anche delle versioni piu' simpatiche. In Albania, apparentemente, Biancaneve uccide la propria madre e poi va a vivere con QUARANTA DRAGHI.
Voglio dire, e io che mi sono ossessionata con Daenerys Targaryen perche' ne ha tre.


(Tutto cio' che ho scritto qui l'ho imparato in un seminario all'Universita'. L'argomento in relata' era Digital Humanities e le fiabe servivano solo come esempio, ma essendo l'unica cosa che mi ricordo, ed essendo che le mie capacita' informatiche rimangono scarsine, mi sembrava giusto almeno farci un post) 

(Disegni presi da un geniale post di Buzzfeed)

sabato 25 febbraio 2017

I Bradipi

Avete presente quando una persona decide di cambiare vita? Spesso si sentono storie di gente che molla tutto perche' non ne puo' piu', vende i mobili, regala i vestiti, e con una singola valigia si trasferisce di punto in bianco in un altro continente.

Io ho fatto piu' o meno cosi', ma la mia non era ne' una crisi tardoadolescenziale ne' una crisi di mezz'eta' della serie "esco a comprare le sigarette". Semplicemente avevo finito il dottorato ed era per me il momento di iniziare una nuova vita crucca. 

Avevo infatti fortunatamente gia' trovato questo lavoro in Germania e sentivo di doverlo iniziare il prima possibile. Mi avevano infatti proposto di iniziarlo a Gennaio ma io ho negoziato di iniziare a Giugno perche' dovevo ancora finire il dottorato, e ogni giorno sentivo uno strano senso di colpa in cui mi immaginavo Angela che piangeva e mi diceva "Com'e' che ancora non sei qui da me?".

Angela e un Lemure. Ringraziamo la colonnina destra de "La Stampa"

Oltretutto, avevo quello strano twist allo stomaco e una vocina che mi diceva "Giupy, ma sei sicura? Insomma... hai fatto il colloquio e ti hanno detto che ti prendono, ma se poi cambiano idea? Magari si stufano di aspettarti e prendono qualcuno che in piu' sa il Tedesco e si mette i sandali con le calze".
Senza contare che cambiare vita e' un po' come togliere un cerotto: piu' veloce lo fai, meno hai rimpianti per aver abbiandonato un posto bellissimo per trasferirti a Mordor

Cosi' ho passato buona parte del mio ultimo semestre di dottorato a mandare mail al mio futuro capo dicendo: "A Giugno arrivo eh. Va che arrivo". Sono arrivata a fare cose patetiche tipo mandargli degli annunci di conferenze o pubblicazioni per essere sicura che si ricordasse di me, e lui deve aver pensato che sono una sorta di strana stalker. Poco ci mancava che non lo spiassi su Facebook con un finto account. 

Cosi' lui mi ha detto "Ehi, perche' non inizi a parlare con i nostri amministrativi per il tuo contratto?" Io ho pensato tutta felice che stesse iniziando ad apprezzarmi. Invece no. Era chiaramente il suo modo di liberarsi di me: darmi in pasto alla burocrazia. Mi ha cosi' spiegato che in Germania hanno questa cosa simpatica per cui invece di essere umani negli uffici amministrativi assumono dei Bradipi, di cui qui ho una fotografia: 


E se non avete visto Zootopia, guardatelo vi prego

Ho cosi' iniziato a scrivere delle mail ad un Bradipo che si occupava del contratto, e ad un Bradipo che si occupava degli alloggi. Il primo Bradipo mi ha risposto dopo moltissimo tempo con cortesia e mi ha detto che mi avrebbe aiutata a mettere assieme tutti i documenti per il contratto.

Purtroppo pero' tutta questa attivita' ha fatto male al Bradipo che e' scomparso. Per sempre. E' andato in malattia e non e' mai piu' tornato. Facciamo un minuto di silenzio pensando al giaguaro che l'ha sbranato :(

Cosi' dopo lunghissimi silenzi sono tornata ad assillare il futuro capo che, esasperato, mi ha indirizzato ad un secondo Bradipo, di cui ho qui una foto:


Questo secondo Bradipo mi ha mandato una mail con SEDICI allegati in Inglese e Tedesco da firmare (che io ho firmato di getto, ignorando che uno recitava piu' o meno "Ti daremo un ufficio in una succursale di Mordor, che purtroppo pero' e' foderato di amianto. Non lamentarti eh se poi ti viene il cancro, che fare l'accademico si sa, e' un lavoro rischioso").

Seguendo i sedici allegati e in un tempo pari a quello dello scrivere un capitolo di tesi (o imparare il Tedesco come Goethe, o salvare l'ecosistema di un piccolo villaggio rurale), ho messo insieme tutti i documenti: diplomi universitari, copie del passaporto, contratti di lavoro, editti firmati con il sangue, e cosi' via. Li ho mandati tutti al Bradipo che non mi ha mai piu' risposto.

E qui ho fatto un errore: visto che la mia mail si concludeva con uno standard "Please let me know if you need additional documents and do not hesitate to contact me for questions", davo per scontato che il suo silenzio fosse un assenso.
Invece il Bradipo ci stava mettendo tantissimo a leggere tutti i documenti, e ancora di piu' a scrivermi che alcuni mancavano.

Cosi' io mi sono dottorata, ho disdetto il contratto di affitto, ho venduto i mobili, regalato i vestiti, messo tutti miei possedimenti in una valigia (piu' meta' delle valigie dei miei genitori) e ho fatto l'unica cosa che fa una persona che ha appena discusso un dottorato e ha due settimane per cambiare vita: ho guidato dieci ore nel nulla e sono andata in Wyoming a visitare la natura (che, per la cronaca, e' veramente motivational: alla decima ora tra gelo, praterie, e mucche, sono scesa dalla macchia urlando "Datemi un computer! Vi scrivo un'altra tesi! Qui! Ora!).

Mentre eravamo in un posto dove l'evoluzione non e' purtroppo giunta (o forse e' giunta ma e' stata scacciata dai matrimoni tra consanguinei), i miei genitori mi hanno giustamente domandato se avessi firmato il contratto per il nuovo lavoro. 
"No, ma e' tutto a posto, c'e' un Bradipo che...."
Mentre pronunciavo queste parole, un brivido mi ha corso lungo la schiena e ho capito che molto probabilmente NULLA era a posto.



Cosi' ho subito scritto al Bradipo.
Dopo qualche giorno il Bradipo ha composto una risposta, che io ho letto in un Motel che stava a duecento miglia esatte da qualsiasi forma di civilta' che non fosse l'orso Yogi.
Il Bradipo diceva "Eeeeeeeh NO, ti ho mandato sedici allegati ma mi sono dimenticata che dovevi firmare anche questi fogli, e poi voglio che l'editto sia firmato con il sangue di una vergine e suggellato da succo di Mandragola".
Auguri a far capire al tizio della reception di suddetto Motel che dovevo stampare un documento, la mancanza di evoluzione (e il matrimonio tra consanguinei) ha i suoi lati negativi.

Spedisco tutto al Bradipo che non si fa piu' sentire, ma io rimango in allarme. 
Finalmente, mentre io sono in un'automobile in mezzo ad una mandria di bufali, il Bradipo mi scrive:
"Ciao Giupy. Spero che vada tutto bene. Sai che tu volevi iniziare il tuo lavoro a Giugno, no?
Ecco, non ti facciamo il contratto. Perche' non ci hai mandato il diploma di dottorato".

Avete presente quella sensazione di quando hai disdetto l'affitto, venduto i mobili, regalato i vestiti, messo tutti i tuoi possedimenti in una valigia e sei pronta a cambiare vita MA un Bradipo dice non sara' cosi'?
Ed ero pure in una di quelle cittadine americane dove non servono alcol.

Dopo aver preso a testate tutte le travi di legno del Motel mentre un gruppo di locali mi osservava chiedendosi se non fosse il caso di prendere i fucili e spararmi, o di votare Trump che costruisca un muro contro quelli come me, ho risposto al Bradipo:
"Caro Bradipo, ci dev'essere un FRAINTENDIMENTO, come ben sai io mi sono dottorata a Maggio, e quindi il certificato di dottorato sara' pronto tra un mese".

La risposta del Bradipo e' arrivata piu' o meno quando stavo andando a vivere sotto un ponte e stavo vendendo la valigia per comprarmi una chitarra con cui suonare e guagagnare dei soldini.
"Cara Giupy, purtroppo dal momento in cui ci mandi il certificato di dottorato tutto il branco di Bradipi dovra' iniziare a lavorare al tuo contratto, che ancora non e' stato cominciato. Visto che la nostra specie puo' scrivere solo un paragrafo al giorno e il contratto e' lungo e complesso, non possiamo farti avere il contratto prima di OTTO SETTIMANE. Quindi abbiamo una buona notizia: e' probabile che ora che inizierai a lavorare per noi sarai nonna e i tuoi nipoti saranno fieri di te".


Dopo aver vagato da sola in una prateria, sperando di essere sbranata da un orso, ho trovato un wifi, ho mandato un curriculum per fare la ballerina in un bordello di Caracas e uno per abbracciare i Koala in uno zoo in Cina, e ho scritto all'ex-futuro-capo che era stato breve ma intenso, e che gli auguravo ogni bene per il futuro.

"Ah ma sticazzi" ha risposto lui in tre nanosecondi "E' che i Bradipi dell'amministrazione hanno questo problema congenito nella loro specie che non riescono a parlare, pensare, e scrivere velocemente come gli esseri umani. Li assumiamo perche' sono pelosini e carini, ma purtroppo questo fa si che tutto quello che riguarda l'amministrazione rimanga bloccato per sempre in una sorta di metaforico Triangolo delle Bermuda.
Ma tu inizia pure a Giugno eh, che tutto e' pronto per te"

Non ho fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo, abbracciare un cucciolo di bufalo e prepararmi alla vita Tedesca, che mi e' arrivata una mail del Bradipo che si occupava degli alloggi:
"Cara Giupy, so che hai bisogno di una casa. Bene! Ma non devi scrivere a me, ma al Bradipo Ildebrando".
A cui ho scritto, e tutt'ora non so chi sia, non avendo mai ricevuto nessuna risposta.

Ho cosi' potuto felicemente iniziare la mia nuova vita Tedesca. E tutto e' bene quel che finisce bene.

Se non avete capito tutti i riferimenti ai Bradipi guardate cio'


Anche se, chiaramente, non ho avuto lo stipendio per tre mesi. Perche' ehi, il Bradipo della contabilita' non riusciva a farmi tutti i documenti in un mese solo.


(Disclaimer: ogni riferimento a fatti, persone, e situazioni realmente accaduti e' puramente casuale. Nessun Bradipo e' stato maltrattato nella stesura di questo post) 

mercoledì 15 febbraio 2017

Il Doposbronza

Dopo esser stata assunta qui in Germania, ho scoperto di essere membro del Board del mio centro di ricerca.
"WOW, il board? Come i manager e tutto il resto?" Ha detto Giupy-l'-allocca
Invece essere membri del Board non e' molto prestigioso, essendo che lo sono tutti, e che mi obbliga ad incontri regolari in cui si decidono cose ma il mio contributo e' minimale, visto che sono in Tedesco. (Non che comunque l'ultima dei postdoc conti qualcosa, eh)

Cosi', in questi incontri sento gente parlare come Goethe e mi fa domande incomprensibili e lunghissime, a cui solitamente rispondo "Ich trinke Kafee".
Domani e Venerdi' ho due giorni intensivi di Board meeting, con anche degli importanti figuri che sono parte dell'agenzia che ci da i fondi (e qui mi immagino dei ninja mandati direttamente da Angela) e sto pensando di fingermi sorda. Ora comprendo quel "preferred Deutsch" sull'annuncio del lavoro, e mi pento di aver detto al colloquio che io imparo tutte le lingue senza fatica. 

Tutti i meme sono presi da qui

Anche se, con orgoglio, posso dire di aver finito il mio primo corso di Tedesco ed essere brillantemente passata al livello A2 (ed aver finalmente imparato a dire "il gatto e' sul tavolo", "Die Katze ist auf dem Tisch". Letteralmente, ci sono voluti sei mesi, perche' certe preposizioni reggono il Dativo o l'Accusativo a seconda delle fasi lunari e bisogna prima fare un corso di Divinazione per capirlo)

Il mio corso di Tedesco era offerto dall'Universita' agli studenti stranieri, con il risultato che ero io e una manciata di Erasmus. Ogni lezione cercavo di vestirmi da giovane e non truccarmi, e quando i compagni di classe mi chiedevano "Ma che cosa studi? Da che Universita' vieni? Fai un semestre o due?" io tutta contenta pensavo "Ok, non si sono ancora accorti della mia vera identita'".

Un giorno dovevamo attribuire degli aggettivi a delle persone, e con fermezza ho decretato che la donna di trent'anni della figura era "jung", "giovane". I miei compagni erano perplessi e l'insegnante ha riso dicendo "Ah, grazie! Sei gentile, visto che ho trent'anni io!" come se rispetto a noi fosse decrepito. Ho quindi gioito ancora di piu' della mia bravura a mimetizzarmi tra gli Erasmus, finche' non ho confessato ad un pischello italiano che sono una postdoc, e questo ha detto "Eh che e'? Vuol dire che ancora studi?"
Gli augurerei ogni male, ma questo fa filosofia, quindi non ha bisogno delle mie maledizioni per finire a lavorare da McDonald's.


Durante questo semestre non ho capito quasi nulla, perche' l'insegnante parlava solo Tedesco tranne quando doveva dire qualcosa di molto semplice, e allora lo diceva in Italiano, lingua che sta studiando. La prima lezione ci ha insegnato la famosa frase "Das Leben ist zu kurz, um Deutsch zu lernen", "La vita e' troppo corta per imparare il Tedesco", detta da Mark Twain. Devo farmela tatuare addosso, ho pensato.

Poi ho imparato solo altre due cose (oltre al gatto sul tavolo): 

1) La parola "Fruhschoppen" che significa iniziare a bere gia' di prima mattina.
Non e' bellissimo che i Tedeschi abbiamo questa parola?
Cosi' finalmente so che termine usare per descrivere le persone che incontro in treno alle 7 del mattino con un mini-keg di birra e degli shot di Jegermeister

2) La parole "Kater" che significa letteralmente "gatto maschio", ma indica lo stato in cui stai male dopo esserti sbronzato
E qui l'insegnante ha chiesto a me e al filosofo-wannabe come si dice in Italiano , e io ho notato che non esiste da un termine.
C'e hangover in Inglese, che ha dato il titolo ad una trilogia cinematografica di cui non potevamo fare a meno
C'e' Gueule de Bois in Francese, che e' "bocca di legno" 
C'e Futsukayoi 二日酔い in giapponese che e' piu' o meno "ubiaco il giorno dopo"
C'e' Resaca in Spagnolo che, secondo Google, e' la risacca

In Italia c'e' "doposbronza" ma, sinceramente, quando mai avete usato questo termine nei decenni dopo il 1960?

Ho dato come spiegazione al mio insegnante che noi Italiani non abbiamo mai postumi.

E niente, ora saro' anche un livello A2 ma non ho nessun argomento di cui parlare ai membri del board. In compenso pero', ho superato l'esame di Tedesco con un temino sgrammaticato in cui ho spiegato che non imparero' mai il Tedesco perche' la vita e' troppo corta.


L'insegnante mi ha dato il massimo, quindi avra' apprezzato l'ironia. Oppure e' contento che, grazie a me, ha imparato l'Italiano. 









venerdì 10 febbraio 2017

Ascanio

La Germania e' un posto multiculturale. Molto piu' del Colorado,  dove sono tutti bianchi come orsi polari albini che bevono latte in una tempesta di neve guardando "Frozen" (credits to Fuller House per la citazione).

Ora, la mia conoscenza della societa' e cultura tedesca e' piuttosto limitata, pertanto non mi arrischiero' a dare la mia soggettiva (per quanto sempre apprezzatissima) opinione sull'integrazione multiculturale e multireligiosa in Germania. La mia esperienza si basa infatti sulla limitata osservazione del centro culturale libanese e del barbiere turco sotto casa (che mi ha permesso tuttavia di comprendere che ci sono uomini che si tolgono i peli dalla faccia con il filo, cosa per cui non mi lamentero' mai piu' di una ceretta)

Il posto dove lavoro e' pero' un piccolo microcosmo dove imparo molto sulle altre culture e dove posso conoscere gente da tutto il mondo, come per esempio svariati Iraniani. Contrariamente a quanto faccio di solito in questo blog (chi, io?) invece di alimentare gli stereotipi sulle altre culture li sfatero'.

Gli Iraniani, diversamente da quanto si dica di solito, sono molto simili a noi. Io per esempio mi sono fatta passare per Iraniana una volta che volevo incontrare Azar Nafisi, una delle mie scrittrici preferite, dopo un suo talk in Colorado.  Azar Nafisi e' ancora li che se la ride al pensiero di quella giovane stalker che si e' mischiata ad un gruppo di Americani-Iraniani ed e' andata a parlarle e, ad una sua cordiale domanda in Farsi, ha risposto "Scusa?" ed e' scappata.

Questo libro e' molto bello pero', leggetelo

Proprio come i Lombardi, gli Iraniani amano il riso con lo zafferano. Apparentemente lo zafferano iraniano e' molto buono e pregiato, meglio, per esempio, di quello Palestinese (e qui ho percepito certe rivalita' in cui ho deciso di non addentrarmi). L'unica differenza tra Milano e Teheran e' che mentre noi il riso lo vogliamo con l'onda, in Iran e' molto apprezzata la parte bruciacchiata sul fondo della pentola, che ha anche un nome specifico, "Tadig" (qui potrei aver completamente sbagliato lo spelling, ma alcuni blog di cucina lo riportano cosi').

Il mio collega iraniano ha spiegato il Tadig dicendo "Noi Iraniani non siamo grandi inventori, ma abbiamo inventato una macchina per il riso che crea appositamente il Tadig" (praticamente la parte che noi buttiamo. Qui li prenderei in giro se non fosse che PURE IO amo fare il riso in pentola e grattare il fondo, rendendo oltretutto difficilissima la pentola da pulire. Devo lasciarla giorni nel lavandino fingendo di lavarla finche' il mio moroso non si mette a grattarla al mio posto)

Poi il collega ha continuato "Ai matrimoni, per esempio, tutti si azzuffano attorno al riso per accaparrarsi il Tadig, e una volta ho visto una sposa rompersi un dente nell'azzannare il Tadig" (Ovvero: come rendere il tuo giorno memorabile ASSOLUTAMENTE memorabile).

Ci sono altre cose in cui noi e gli Iraniani siamo simili. Come il cinema, per esempio. Voi potreste pensare che i film iraniani ora sono sempre censurati e fanno vedere solo donne velate. Che e' vero, eh. La mia collega raccontava che censurano pure i film Disney - tipo Robin Hood - perche' sono troppo erotici. Robin Hood, capito? Sono VOLPI.

E Lady Marian porta l'hijab

Pero', il cinema Iraniano pre-1979 era molto simile a quello italiano. Ho visto degli spezzoni e delle locandine e mi e' stato detto che i principali temi cinematografici erano 1) Sederi 2) Tette 3) Alcol 4) Uomini che si azzuffano.
Praticamente Natale a Teheran fatto da Boldish e DeSicah

Preso da qui

Nonostante io non abbia una particolare cultura cinematografica iraniana, posso immaginare la veridicita' di quest'affermazione guardando i video di Sharham Shabpareh.
Cosa, non lo conoscete?
Ma CERTO che lo conoscete, e' quello della canzone di Ascanio (non ditemi che sono l'unica a passare il mio tempo libero a guardare questi video)

Guardatevi il video che senno' non mi capite il post

Ho chiesto ai colleghi iraniani se Sharham Shabpareh fosse famoso e gli ho spiegato della parodia (perche' io si che so farmi amare). Apparentemente e' una star del pop, ora vive a Los Angeles e continua ad essere un idolo indiscusso della comunita' Iraniana. Cosi' alla festa di fine semestre l'abbiamo ballato, e ho scoperto che la parte che sembra tarantella nella canzone in realta' serve per fare una tipica danza iraniana (che la mia collega eseguiva con grazia ed eleganza, e io come l'Ippopotamo di Fantasia).

Apparentemente c'e' pure una citta' iraniana che assomiglia a Napoli, ma di quella parlero' nelle prossime puntate.


(Non ditelo a Trump. No davvero. L'anno prossimo ho in progetto un viaggio negli USA e, se scopre che siamo cosi' simili agli Iraniani poi banna pure gli Italiani. Aggiungendo che ho pure scaricato musica araba per il karaoke, temo davvero per le mie future ESTA)

Buon otto di Gennaio!

lunedì 30 gennaio 2017

Poveri Bimbi di Bochum

Oggi degli amici che non sentivo da un po' mi hanno chiesto com'e' la Germania.
Cosi' di getto ho risposto che e' grigia, e triste, e che ha una lingua che non imparero' mai, ma che per qualche ragione mi ci trovo benissimo.
Che avevo messo li' come battuta, ma poi mi sono accorta che in fondo era vero.

Dovrei stare qui a piangere e lamentarmi e pensare che un anno fa me ne stavo tra le montagne con il cielo sempre blu e tutti belli gentili e sorridenti, ma la verita' e' che qui sto bene.
(E non solo perche', vabbe', me ne sono andata dagli USA giusto giusto in tempo per scampare Trump. La battuta che facevo sempre era "Me ne torno in Europa prima che tanto eleggono Trump e mette un bando sugli Italiani", e ora sono qui a incrociare tutte le dita che ho di non avere capacita' divinatorie)

Per darvi un'idea di QUANTO sia strano che io mi trovi benissimo qui dove sto, parlero' di una canzone. Che si chiama Bochum e l'ha scritta Herbert Gronemeyer, che e' lui

Cioe' il bambino della Kinder cresciuto

E voi direte, ehy, ma Bochum allora dev'essere una bella citta'! Non tante citta' hanno una canzone dedicata. A parte San Francisco e New York e tutte quelle dell'album di Guccini sulle citta'.

Ecco il video ufficiale della canzone di Bochum:



Sunto per chi non ha voglia di vederlo o e' al lavoro e non puo' aprire YouTube: Il bambino della Kinder ha ora 50 anni e suona un pianoforte a coda su una sorta di impalcatura in una realta' post industriale con un elicottero che gli gira intorno senza ragione apparente, in mezzo a fumi infernali e palazzi che prima di venire a Bochum pensavo esistessero solo in Blade Runner ma ora mi fanno casa. Ad un orecchio che non e' abituato al Tedesco sembra che per tutta la canzone lui sbraiti "Ho male alla pancia! Ho un chiodo infilato nel piede! Ho preso un colpo in testa!"

Dal momento che forse tra i miei lettori ci sono dei non tedescofoni, ho fatto una traduzione del testo (con una mia interpretazione, un po' come quando alle medie facevo le versioni in prosa e ci mettevo dentro qualche frase in piu' per far vedere che avevo capito benissimo chi era Pallade Atena)


Nel profondo West, dove il sole si perde dietro allo smog, e' molto, molto meglio di quello che si pensa
E gia' qui capiamo che l'inizio non e' dei piu' incoraggianti. Il West fa momentaneamente pensare a quei cowboy che girano con i sandali, le calze e i wurster, e che invece di fare i duelli in mezzo a nuvole di polvere li fanno nello smog

Non sei una bellezza, e sei tutta grigia dal lavoro, sei senza trucco, ma sei onesta, purtroppo costruita di cacca, ma alla fine sei quella che sei
Queste cose ora me le scrivo su un taccuino per ripeterle al mio peggior nemico il giorno che mi schiaccera' il piede apposta, ma nonostante cio' apprezziamo BimboKinder per la sua onesta' intellettuale

Hai un cuore di ferro, e lo senti la notte, sei troppo umile, il tuo oro nero ci sveglia ancora, sei il fiore della zona
Che e' un po' come dire "Sei brutta, puzzi, mi stai sul culo, ma sei meglio di quelle due racchie che hai come vicine di banco". Chiunque sia stato ad Essen e Dortmund sara' d'accordo

Io vengo da Bochum, ti appartengo Bochum, buona fortuna
Il che suona un po' come l'inizio di una confessione degli alcolisti anonimi. Ed e' il ritornello. 


Tu non sei una citta' di mondo, e non c'e' nessun fashion show nella tua via principale, qui conta il cuore, non i soldi, chi e' che vive a Dusseldorf?
Questo il momento in cui voi pensate che 1) Mi sto inventando la traduzione di sana pianta e 2) Sono ubriaca. Per quanto il mio Tedesco sia scarso, vi GIURO che e' davvero cosi'. Parola di Google Translate

Sei un paradiso per colombe, e sei sempre "on koks", hai un rifugio in giardino, e puoi uscirne, contro ogni avversario di calcio, con la tua squadra VFL
Ok, qui potrebbe essere che non ci capisco una ceppa, ma secondo una traduzione che ho trovato "koks" e' cocaina, e inizio a farmi delle domande su BimboKinder. Tutto ora ha piu' senso. 

In ultima analisi, per quanto la canzone a tratti e' vagamente astratta, fa un ritratto di Bochum senz'altro veritiero. Applausi quindi a BimboKinder per aver provato a fare una canzone dolce sulla sua citta' natale in cui dice timidamente "e' meglio di quanto si pensa", non essere riuscito a essere ipocrita abbastanza (se non con il "sei il fiore della zona" che non ci crede manco lui), e aver quindi detto tutto il peggio che si poteva dire mentre stava fatto di cocaina.

E perche' a me piace stare qui?
Perche' passo i miei week end a farmi dei bagni caldi e a guardare Netflix e mangiare pancakes. Bochum e' il posto ideale per chi non ama sciare, non ama fare hiking, non ama uscire di casa la domenica, non ama lo sport.

E anche perche' non c'e' Trump, ovvio.