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mercoledì 11 luglio 2018

Harry Potter e la confessione della mia nerditudine

*attenzione: contiene spoiler su Harry Potter*
*Mi rendo conto che lo spoiler alert sia inutile, perché essere arrivati nel 2018 senza aver mai avuto spoiler su Harry Potter è plausibile solo se vi hanno appena scongelato dopo vent'anni di ibernazione e state girando disperati cercando di far funzionare il Nokia 3310*

Vi confiderò un sogno segreto: quando avrò un posto fisso, sarò professoressa da qualche parte e a nessuno fregherà più quanto pubblico e se lo faccio su dei giornali famosi abbastanza, mi metterò a scrivere articoli su Harry Potter. Passerò ore ed ore ad analizzare tutti i libri e film (cosa che, del resto, faccio già) e sarò felicissima e molto nerd.

E se proprio non mi riuscirà di scrivere articoli su Harry Potter, potrei sempre andare ad Hogwarts ad insegnare Muggle Studies. 



Anche se ci vorrà del tempo per realizzare questo sogno, mi sono portata avanti e sono andata a vedere sia l'esibizione di Milano che a fare il tour a Londra
Ho fatto rigorosamente prima Milano che è un po' la versione sfigata di quella di Londra, così sapevo che non ci sarei rimasta male e mi sarebbero piaciute entrambe. In questo post parlerò di quello di Londra perché era più completo (e, diciamocelo, più figo)

E oltretutto l'ho fatta passare come una buona azione visto che ci sono andata con mia mamma, e non potevo certo farla andare da sola. Ed è anche stato un momento di bonding madre-figlia che voi che andate a fare shopping e fate i biscotti, vi dico, vi sognate. Non so che dicesse Freud, ma sicuramente per stare bene con il proprio genitore bisognerebbe farsi le foto assieme sulla motocicletta di Hagrid mettendosi nel sidecar come Harry.


Gli studios della Warner Bros a Londra stanno un po' fuori città, e ci si arriva con un treno. Purtroppo questo treno non parte da King's Cross e specificatamente non dal binario 9 e 3/4, che io ho cercato e fotografato per la prima volta nel 2011 e nessuno se lo filava, ed ora è diventato un'attrazione turistica dove la gente fa mezz'ora di coda per farsi fare una foto che costa DIECI pounds, e non è neanche animata come quelle del Daily Prophet. 


Per arrivare agli studios c'è un treno da Euston che dovrebbe metterci venti minuti. Invece è una menzogna scritta sul sito, credo, per scoraggiare i Babbani come noi che non sono in grado di usare una scopa. Così in realtà ce ne abbiamo messi 50 e siamo arrivate con la paura di non riuscire ad entrare in tempo, così in ansia che una giovane coppia ci ha fatto passare avanti per pietà.
Io spesso faccio incubi sull'arrivare in ritardo nei posti o non consegnare i lavori in tempo, ma giuro che nessun'ansia batte l'idea di non poter entrare negli studios di Harry Potter.


Inizia con un lungo corridoio con una serie di citazioni dai libri, e io iniziavo già ad emozionarmi li che erano letteralmente due paroline sui muri.


Poi si entra negli studios veri e propri, dopo aver atteso per un po' che tutto il gruppo di persone che hanno prenotato per una determinata ora entrino. Nel frattempo e' arrivata un'Inglese che sembrava Geri Halliwell con l'accento più inglese del mondo (per dare un'idea io ho vissuto quattro anni negli Stati Uniti ma a tratti non la capivo, nonostante mentissi per non far credere a mia madre che i soldi per la mia educazione siano tutti buttati). Geri ha iniziato a fare intrattenimento:

"Chi è un fan di Harry Potter qui?" (e la risposta poteva essere: chi è il grande campione del state the obvious?)
Moltissime mani si alzano
"Chi è un fan di Dobby l'Elfo?"
Molte mani si alzano, ma non la mia per cui la morte di Dobby è ancora argomento costante di psicoanalisi assieme a quella di Atrax e della mamma di Bambi. 
"Chi è un fan di Voldemort?"
Una mano si alza timida, e finalmente ho visto in faccia una di quelle persone che sicuramente passano tutto il tempo a trollare gli altri su Internet e ad insultare i Pachistani, perché non mi riesco ad immaginare nessun altro tipo umano che possa avere come personaggio preferito un Salvini senza naso che è riuscito a portare le leggi razziali pure nel mondo dei maghi.
Geri l'ha giustificato dicendo "Eh si, bisogna voler bene a Voldermort perché ha avuto un'infanzia difficile", che equivale un po' a dire "si ma i treni arrivavano in orario" o "però amava dipingere"

Oltre al Voldermort-boy c'era gente di tutti i tipi, compreso un addio al nubilato. Io normalmente disprezzo gli addii al nubilato, perché mi sembra svilente celebrare il fatto che una donna sia arrivata al matrimonio senza avere conoscenza dell'anatomia maschile e/o così vogliosa da sperimentare molteplici anatomie maschili da doversene mettere delle riproduzioni in faccia. Però in questo caso la sposa aveva una maglietta con scritto "From Muggle to Mrs" e le sue amiche "I solemnly swear I'm up to no good" che erano talmente belle che mi sposerei di nuovo se solo le mie amiche me lo facessero.

C'erano anche svariati bambini di cui non vedevo sinceramente l'utilità: oltre ad un paio dell'età giusta che giravano con i mantelli di Harry Potter e che non invidiavo giusto perché l'ho fatto anche io nella cerimonia del dottorato, molti erano troppo piccoli. Portare un duenne a vedere gli studios è un po' come ammettere di aver bisogno di una patetica scusa per essere adulto e amare Harry Potter, perché a quell'età dormono, non capiscono assolutamente nulla di Hogwarts e talvolta muoiono di paura nel vedere il Basilisco. 

 A quel punto si entra nella ricostruzione dell'atrio di Hogwarts con il calice di fuoco. Dal calice è uscito un nome che io ho afferrato saltando con un'agilità che in tre anni di pallavolo non ho mai mostrato, ma (e questo mi varrà il gesto bontà 2018) ho dato alla ragazza di fianco a me. Lei ci ha messo letteralmente un quarto d'ora per riuscire ad aprirlo facendo una bruttissima figura con tutti che la fissavano, per poi scoprire che c'era scritto *sorpresona* "Harry Potter"


Gli studios sono organizzati in una serie di sale con costumi ed oggetti di scena, e set ricostruiti.

C'è un'audioguida in molte lingue diverse che da un sacco di informazioni utili e contiene una serie di video che ammetto di non aver guardato, perché davanti avevo la stanza comune di Grifondoro, e Diagon Alley, la Foresta Proibita, il Ministero della Magia, e il treno per Hogwards e non dovevo perdermi neanche un briciolo della mia attenzione.

Ci sono molte cose interessanti non solo riguardo Harry Potter, ma anche in generale su film ed effetti speciali. Tra le cose curiose che ho imparato:

- Negli studios c'era una scuola per i 300 attori in età scolare compresi Harry, Ron ed Hermione e vorrei tantissimo tornare indietro nel tempo ed andarci ad insegnare

- Gli oggetti si scena sono stati costruiti o partendo da zero, oppure sulla base di oggetti esistenti. La spada di Grifondoro per esempio è stata presa ad un'asta e l'elsa rifatta. I libri di Silente invece sono vecchie guide del telefono ricoperte. 


- Tutti i quadri appesi ad Hogwards sono in realtà stati fatti da dei veri artisti, compreso uno di Minerva McGonagall da giovane fatto partendo da una foto reale dell'attrice. Lo stesso vale per le statue.



- Con mia grande delusione, ho scoperto che nessuno volava davvero. Le scene del Quidditch che sembrano così emozionanti sono state girate tutte con gli attori davanti allo sfondo verde che si davano da fare per sembrare sul punto di tirare un rigore ma in realtà erano pressoché fermi. 


- Il bus a tre piani nottetempo è stato fatto mettendo assieme tre bus veri, ed è funzionante. Per otto settimane, una notte a settimana, le strade di Londra sono state chiuse per girare le scene del nottetempo.


- I vari animali come cani, gatti e topi sono veri e c'era quindi una squadra di animal trainings. I gufi pare siano piuttosto difficili da addestrare (e infatti, non è che paiono furbissimi), ma dopo 6 mesi il gufo che fa Edvige è riuscita ad imparare a lasciar cadere la scopa sul tavolo di Harry nella sala da pranzo.

- Dopo anni passati a chiedermi perché Hagrid sia così grosso, ho finalmente avuto la mia risposta: lui usa sempre tavoli, sedie ed oggetti che sono molto piccoli, mentre gli altri attori vicino a lui usano oggetti molto grandi. Nella sua capanna viene fatto sembrare grande con un gioco di prospettive.

- Gli animali che non si riuscivano ad addestrare (tipo il ratto di Ron in alcune scene) erano sostituiti da dei robottini telecomandati, che però per qualche ragione sembrano veri e non come Alvin and the Chipmunks nell'omonimo film. E questa cosa vale anche per Hagrid stesso: quando non si poteva usare la prospettiva per farlo sembrare un gigante, usavano in realtà una testa robotica su un corpo molto più grande

-Alcune creature magiche sono recitate da esseri umani molto bassi, come i goblins e il Professor Flitwick. Oltretutto il goblin capo e il Professor Flitwick sono interpretati dalla stessa persona, che è anche il produttore (sospetto forse stia cercando di compensare il fatto di non essere stato scelto per fare Tyrion Lannister, e devo dire che ce la fa)

- Certe creature che (e giuro, anche questo è stato un duro colpo) non esistono, tipo ippogrifi e thestrals, sono state fatte anch'esse come robot.


- C'è un disegnatore che per lavoro ha disegnato più di cento draghi per il film e ora ho definitivamente scoperto il lavoro più bello del mondo, pure più del Professional Lego Builder


- Dopo essere passati per tutti i set e averci lasciato il cuore, si arriva al modello di Hogwarts, che occupa un'intera sala ed è stato costruito in sette mesi. Oltre ad essere ciò che mi farò a mia volta costruire nell'ipotesi probabile che i miei articoli su Harry Potter mi rendano ricca, è stato usato per fare le riprese: i personaggi e gli sfondi venivano aggiunti in computer grafica.


Se avete letto fin qui avete ormai una piena confessione della mia nerditudine, e sapete anche che se mai ci si trova in imbarazzante silenzio si può sempre parlare di Harry Potter. 

Ora si aspetta trepidanti il secondo film di Animali Fantastici. E ho qualche spoiler sulla trama: Voldemort ritorna nei panni di un ciccione e viene eletto Presidente degli Stati Uniti. Per assicurarsi di essere immortale si divide in tanti horcrux: Salvini, la Le Pen, Nigel Farage, e così via. Costruisce muri e fa dei ban contro i maghi che non sono purosangue al grido di MAMA (Make America Magic Again), ma Harry, Ron ed Hermione lo sconfiggono e nel mondo tutti celebrano gioia amore (pure Silente, che come sappiamo, è gay)

Ed è questo il motivo per cui mi piace Harry Potter: l'idea di un mondo magico in cui le persone più deboli e sfigate si riscattano e vincono da tanta speranza per tutti.
Con o senza draghi. 







venerdì 22 giugno 2018

Berna - dove nuotano gli orsi

Chi mi segue da un po' sa che nella mia vita precedente ero ossessionata dagli orsi. O meglio, erano loro a mettermisi davanti, visto che venivano volando nell'università dove studiavo.

Dopo essermi trasferita a Mordor credevo di essermi lasciata gli orsi alle spalle, ma ho scoperto di recente di sbagliarmi. Infatti un'amica mi ha detto un fatto soffia-mente (o qualunque sia la traduzione italiana di "mind blowing"): anche in Germania ci sono gli orsi.

Il nome "Berlino", infatti, viene da "Bär," cioè orso.
Trentadue anni di vita e due in Germania e solo ora capisco perché il simbolo di Berlino sia un orso. 

E non solo in Germania: anche Berna ha la stessa etimologia. Mi è stato detto che le persone che sono per prime giunte a Berna hanno deciso di chiamare la città con il nome del primo animale che avrebbero visto.

Il che è molto affascinante ma secondo me è una leggenda. Altrimenti Berna si sarebbe chiamata "Ratto," "Formica," o "Zanzara," perché diciamoci la verità, gli orsi non sono proprio gli animali più comuni.
E pure se davvero questi Svizzeri in erba avessero visto come prima cosa un orso, avrebbero scelto come nome "Merda Scappa"

E mi piace pensare quindi che sia il destino (in forma di una conferenza) ad avermi recentemente portato a Berna.

Dove, dopo una sera a cena con colleghi finlandesi incontrati alla conferenza per la prima volta, mi è stato chiesto se volessi andare a vedere gli orsi. 
Io ho riso pensando fosse una battuta. 
Poi mi sono accorta che erano tutti serissimi e ho chiesto "Ma qui? In mezzo alla città? Di sera?"
Si.



Gli orsi vivono su una sponda del fiume Aare che è stata recintata per loro e un po' mi è spiaciuto vederli in gabbia, anche se sono molto belli. In perfetto stile Riccioli D'Oro sono una famiglia di tre orsi, papà Finn (che si chiama così perché viene dalla Finlandia, e qui capiamo l'ossessione dei colleghi finlandesi), mamma Björk e orsetta Ursina. 

Berna mi è molto piaciuta, e non solo per gli orsi.

C'era caldo e molta gente in giro, che passeggiava, giocava a scacchi su scacchiere giganti messe per terra, e mangiava cioccolato (non è uno stereotipo, giuro, ce ne hanno dato anche alla conferenza).


Berna ha una vista bellissima sulle montagne e vari punti da cui si può ammirare, e le casettine con i tetti a punta sembrano un po' stile fiaba. Tipo la casa dei tre orsi di Riccioli d'Oro, per l'appunto.


Avrei voluto passare più tempo a parlare con gli autoctoni, ma non riuscivo a capire un fico smunto di quello che dicevano. Il che mi ha rattristata e fatto pensare che devo intensificare i miei corsi della Deutsche Welle: com'è possibile che dopo due anni di tedesco non riesca manco ad ordinarmi una Rivella? (che è una bevanda ricavata dal latte ma trasparente che, a ben pensarci, forse non dovrebbe ordinare nessuno).

Poi mi sono accorta che pure i miei colleghi Tedeschi parlavano in inglese perché apparentemente il tedesco svizzero è incomprensibile, e non sapevo bene se sentirmi sollevata o rattristata per il destino del genere umano. 

Un'attività degli abitanti di Berna (i Bernesi?) è quella di nuotare nel fiume Aare. Questo fiume è molto pulito perché scende diretto dalle Alpi ed è di un bellissimo colore azzurro intenso. 


Purtroppo, però, ha pure più o meno la stessa temperatura del vostro freezer quando tirate fuori i piselli surgelati per metterveli in testa dopo averla sbattuta, cosa che succede sovente nel nuotare nell'Aare dal momento che le correnti sono fortissime e ci si può solo far trascinare.

Così alla proposta di andare a nuotare io ho risposto "ahah, che idea di merda"
Le mie colleghe tedesche invece si sono esaltate e hanno deciso di andarci subito.

Qui devo fare una piccola digressione sui Tedeschi e il nuoto: qualche settimana fa ero in banca a Mordor con un giovane impiegato che mi ha tenuto due ore cercando di vendermi ogni possibile assicurazione e alla fine ne ho stipulata una sulla vita per cui se schiatto durante il mio pericoloso lavoro in cui sto letteralmente seduta tutto il giorno la mia famiglia prende diecimila euro. L'incontro è stato noiosissimo e c'era un secondo impiegato che mi osservava e basta. Visto che mi infastidiva gli ho chiesto di prendermi un caffé, e appena si è allontanato il giovane impiegato mi ha spiegato che si trattava del direttore della filiale che gli stava facendo un'evaluation.
Approfittando del fatto che io avessi mandato via il suo capo come un qualsiasi cameriere, l'impiegato si è messo a raccontarmi i cazzi suoi. In particolare che a lui non piace il Lago di Garda perché ci è andato in viaggio di nozze ma tutti guidavano male e nessuno faceva il bagno.
"Perché nessuno faceva il bagno?" ho chiesto io 
Mi ha spiegato che solo lui e altri Tedeschi nuotavano ma era molto freddo. Perché era APRILE.
Questo per dire che i Tedeschi raramente si fanno spaventare dalle avverse condizioni atmosferiche. Per dire, conosco pure quelli che fanno il bagno nel Baltico, e io sono li che mi bagno piano piano caviglie polsi e pancia a Cervia.

Tornando a Berna, ho deciso di accompagnare al fiume le mie spavalde amiche. Con una funicolare abbiamo raggiunto la parte più bassa della città, e da lì siamo andate in un parco con piscine all'aperto.
Il prato era così curato che sembrava una moquette e tutte le persone erano pulite, cordiali e silenziose. Ed era tutto gratis. Praticamente il miglior stereotipo sulla Svizzera diventato realtà.

Per nuotare nel fiume si lasciano i vestiti in un armadietto (o, nel caso delle mie amiche, direttamente a me) e si cammina un po' in costume e piedi nudi, e poi ci si butta in acqua. La corrente è così forte che ci si può solo lasciar trascinare, e ci sono dei punti con delle scalette a cui aggrapparsi per risalire. E' importante cercare di farlo dove si sono lasciati i vestiti.



Non ho idea di cosa succeda nel caso la corrente sia troppo forte e non si riesca a raggiungere le scalette. Forse a questo punto si incapperà in un orso, visto che anche Finn, Björk e Ursina pare nuotino nel fiume. 

E chissà cos'è meglio, incontrare gli orsi volanti o gli orsi nuotatori? 



giovedì 7 giugno 2018

Il Mondo in Miniatura


Ulla e Imke aggiungono uno shottino proveniente da una minuscola bottiglietta non identificata al loro calice di prosecco. Come in ogni viaggio in treno, si sono ben organizzate: sono state al supermercato a comprare il vino bianco frizzante, hanno preso i calici di plastica, e ora possono guardare le mucche della pianura tedesca fuori dal finestrino facendo la loro colazione. Sono le nove del mattino e il treno Deutsche Bahn è in ritardo, ma loro ridono allegre, aggiustandosi gli occhiali da presbiti sul naso e i capelli bianchi sulla nuca. Ulla di tanto in tanto sferruzza una sciarpa di lana rosa e blu sulla quale lavora da un po’.

Imke attacca bottone con un giovane che gli ricorda il nipote Wolfgang. E’ Italiano e si chiama Giorgio, e non parla molto bene il Tedesco. Imke però muore dalla voglia di sapere se ha visitato i posti in Germania da dove vengono lei e la sua famiglia allargata, e così prende a fargli delle domande:

“Sei mai stato a Meinz?”
“No” risponde lui
“Aachen? Köln? Tübingen? Trier? Dresden?”
“No” scuote la testa lui quasi sconsolato
“E dove sei stato?”
“Sono stato a Magonza, Aquisgrana, Colonia, Tubinga, Treviri e Dresda”
Imke non conosce nessuna di queste città, e per nascondere l’imbarazzo gli offre un po’ di prosecco che lui accetta esitante.

Arrivano ad Hamburg, che il giovane Giorgio si ostina a chiamare “Amburgo”.


Ulla e Imke potrebbero visitare la filarmonica oppure la piazza del municipio, ma vanno al MiniatureWunderland. Si portano dietro Giorgio. In parte perché il suo accento è molto simpatico, e in parte perché così possono spiegare in Tedesco all’addetto dei biglietti che l’unica ragione per cui spendono quindici euro per vedere dei trenini è quella di mostrarli al nuovo amico Italiano.

Invece, lo visitano perché è bellissimo. E' il più grande modellino di treni del mondo, quasi 1500 metri quadrati, con più di 10,000 vagoni, roba che se lo vedesse Sheldon Cooper piangerebbe di gioia. Ed è ovviamente un mondo di fantasia, perché i treni sono sempre in orario. 

E quasi si emozionano anche Ulla e Imke. Appena entrate nel primo dei quattro piani del Miniature Wunderland, le due signore si mettono a sciabattare di goia con le loro Birkenstock e sorpassare i bambini per vedere i modellini dei trenini. Ci sono plastici di Hamburg, della Germania, della Svizzera e dell’Italia. 


Mentre vanno da una sala all’altra le luci si affievoliscono e tornano ad accendersi in modo alternato, per simulare i momenti del giorno e della notte.



Ci sono le persone che festeggiano e che vanno ai concerti, che fanno venire ad Ulla ed Imke quasi voglia di cantare e ballare



Ci sono anche le mucche, come quelle che Imke ed Ulla hanno visto dal finestrino del treno. "Anche io ho visto una mucca viola!" sostiene Imke, ma non è sicura se sia la verità o il prosecco. 


I plastici sono fatti molto bene e sono molto accurati, ma ciò che piace di più ad Imke e Ulla è il senso del tragico che li accompagna. Insieme alle persone che ballano, e fanno il bagno, ci sono gli incidenti con le ambulanze, gli alberi caduti sugli edifici, gli incendi che divampano. 



Ulla si diverte a schiacciare i pulsanti che stanno alla base di ogni plastico, e cos’ facendo fa crollare il palazzo Cavalli - Franchetti a Venezia e provoca una slavina sulle Alpi Svizzere. Ridono molto tutti e tre, specialmente Ulle e Imke. 


Giorgio invece si emoziona a vedere Roma perché gli ricorda casa, e sogghigna chiedendosi se ci sia Francesco o no. 



Dopo aver molto riso e fatto molte foto ai trenini, Imke propone a Giorgio di andare a mangiare qualcosa di tipico di Hamburg.
Giorgio chiede: “Mangeremo un hamburger?”
Imke non capisce la battuta ma ride lo stesso, e dice: “no, mangeremo un wurst,” e nella sua mente già spera in un currywurst.

Mentre stanno uscendo per andare a vedere i fuochi sul lago, Ulla da un ultimo sguardo ai modellini di treno. Si mette a cercare di guardare dentro ai minuscoli treni per vedere i passeggeri. Si chiede se anche li ci siano due signore di una certa età, con addosso le Birkenstock che ridono bevendo bicchieri di prosecco, come si trovano sempre su ogni treno di Deutsche Bahn. E chissà se hanno delle miniature delle minuscole bottiglie di alcol che si portano sempre dietro. 




martedì 22 maggio 2018

Nel mio ebook reader #11-#20


In questo post ho descritto i primi dieci libri del mio ebook reader. Se vi è piaciuto, vi consiglio di guardare questo video in cui Zadie Smith intervista Chimamanda Ngozi Adichie. Ora vorrei descrivere i successivi dieci libri nel mio ebook reader, sempre per dimostrare al mio compagno e al resto del mondo che le mie preferenze letterarie non si basano SOLO su donne che stanno male in Paesi in via di sviluppo. E non sono necessariamente lacrimosi.

#11 La Ragazza dai Sette Nomi, Hyeonseo Lee


Trama in un tweet: una Nord Coreana in fase di ribellione adolescenziale decide di passare qualche giorno in Cina a cantare al karaoke, e in una rapida successione di eventi finisce a dover tirar fuori la sua famiglia da un carcere Laotiano

Pro: E’ una storia vera che parla della Corea del Nord in un modo che va abbastanza contro le normali rappresentazioni. Il Paese non è infatti descritto come quella sorta di buco nero di grottesco terrore dal quale chiunque voglia scappare che spesso ci (o io, almeno) immaginiamo, ma un Paese dove la gente vive, lavora, si fa una famiglia, e, in alcuni casi, vuole anche vivere. La presa di coscienza della critica anti-regime è infatti lenta e molto interessante.

Contro: Sembra più un racconto al bar che un romanzo, probabilmente perché si tratta di un’autobiografia. Non so se l’autrice l’abbia scritto da sola e sicuramente le perdono il fatto di essersi dimenticata di limare la propria prosa mentre fuggiva da Kim Jong Un ed evitava il campo di concentramento, ma stilisticamente non mi convince molto. 

Donne che stanno male: “Adolescente Nordcoreana” è un po’ l’apoteosi di “Donne che stanno male in Paesi in via di siluppo”. Però la storia presenta fin dall’inizio varie generazioni di donne forti, indipendenti, che volenti o nolenti lottano per quello che vogliono.

Lacrime versate: Tante specie alla fine, e in un momento molto melenso e inaspettato in cui arriva un generoso benefattore. Che non so se sia successo davvero, ma nel leggerlo ho pianto come una fontana. Anzi meglio non ricordarlo sennò mi rimetto a piangere

#12 La Bastarda di Istanbul, Elif Shafak


Trama in un tweet: La storia di un’amicizia tra un’adolescente armeno-americana e una turca, che scoprono, nonostante le differenze, di avere una cosa in comune: un padre di merda.

Pro: Elif Shafak scrive molto bene (il suo Black Milk riesce a rendere affascinante il tema della depressione post-partum, per dire) e descrive una Istanbul affascinante e potente, mettendo una bella dose di colpi di scena e di momenti di riflessione

Contro: Mentre la descrizione della Turchia è affascinante, certi personaggi sono un po’ stereotipati. Questo succede soprattutto quando parla degli Americani, e di conseguenza la perdono perché ben comprendo la tentazione di prendere in giro gli abitanti dell’Arizona

Donne che stanno male: praticamente tutte (e anche quelle che non vengono da Paesi in via di sviluppo sono comunque un po’ sfigate perché Armene). Però uno dei pregi del libro sono le diverse sfaccettature con cui le donne sono descritte, offrendo un ritratto delle Turche che va dalla musulmana praticante con velo e capacità di invocare i Jinn, alla donna moderna e secolare in rossetto e minigonna.

Lacrime versate: abbastanza, più per le storie di amicizia e affetto che per la gente che muore.

#13 City of Thieves, David Benioff


Trama in un tweet: Vi siete mai chiesti come si stava a Leningrado (oggi San Pietroburgo) mentre stava sotto assedio tedesco? Questo libro vi risponde: una merda

Pro: la trama, che parla di due ragazzini costretti a cercare delle uova in una Leningrado che sta morendo di fame, è avvincente e mai noiosa. In più offre uno spaccato storico che mi piace pensare sia accurato, e che l'introduzione del libro lascia intendere sia basato su una storia vera (e se lo è, è davvero molto figa)

Contro: Se il nome dell’autore vi è famigliare, è perché si tratta dello sceneggiatore di Game of Thrones. Esattamente come in Game of Thrones, nel libro ha messo molte scene splatter innecessarie, violenze sessuali un tanto al chilo e una serie di dialoghi che si basano sull’apprezzamento maschile per gli attributi femminili. Con dialoghi snervanti del tipo
Personaggio 1: Non abbiamo cibo e siamo nella neve e presto ci uccideranno
Personaggio 2: Perché non parliamo di tette e di culi?

Donne che stanno male: Il libro non si sofferma tanto sulle donne che stanno male e tendenzialmente ne parla come di personaggi piuttosto piatti, ma ci offre una bella descrizione della tenebrosa e affascinante cecchina che si aggira nei dintorni di Mosca pronta ad uccidere. Per quanto sia abbastanza un cliché alla Arya, non posso che ammettere la mia stima per il personaggio.

Lacrime versate: abbastanza poche, anche se in alcuni punti la sfiga dei personaggi provoca una frustrazione lacerante.

#14 Cigni Selvatici, Jung Chang


Trama in un tweet: Non importa che tu sia nata nella Cina Imperiale, durante la Rivoluzione Culturale o in pieno Maoismo: la tua vita farà comunque schifo.

Pro: Descrivendo tre generazioni di donne, il libro ti conquista nel seguire le vicissitudini di una famiglia attraverso la storia della Cina del 900, con molti spaccati di vita quotidiana di una realtà difficile da immaginare.

Contro: Lo stile è molto piatto e praticamente senza emozioni. La protagonista parla di separazioni, ritrovamenti, amori, sofferenze con la stessa verve che io ci metto nel lavare i piatti. Mi piace pensare che sia un problema di traduzione perché l'autrice mi ispira simpatia. 

Donne che stanno male: il libro è praticamente una sottile ode su come le donne in Cina siano sempre state un po’ male. Ti fa vedere chiaramente perché volessero cambiare le cose, e poi perché le volessero cambiare ancora, e poi perché pure ora ci sarebbe da cambiare

Lacrime versate: nessuna, perché il pregio di una scrittura poco coinvolgente è la possibilità di leggere di argomenti tristissimi e reagire come reagisco di solito quando finisco il sapone liquido per i piatti

#15 I Know Why the Caged Bird Sings, Dr. Maya Angelou


Trama in un tweet: Maya Angelou è un’importante intellettuale del nostro secolo, ma ci siamo mai chiesti com’è stata la sua infanzia? Spoiler alert: era una bambina nera nel sud degli Stati Uniti

Pro: Il libro è coinvolgente e fa riflettere su molti aspetti della società americana contemporanea, come per esempio il razzismo, le discriminazioni, le differenze di classe, il tutto raccontato dagli occhi di una ragazzina

Contro: ci sono delle pagine decisamente forti, di quelle che leggo la sera e mi alzo a farmi un’altra tisana con contorno di melatonina perché so che altrimenti non dormirò. Avevo letto della vita di Maya Angelou solo nelle Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli e una parte di me preferisce la versione edulcorata per i minori di 14 anni. 

Donne che stanno male: Maya Angelou è il prototipo della donna che sta male, e ti spiega pure come gli Stati Uniti in certi luoghi e periodi storici possono essere come (o peggio) i Paesi in via di sviluppo. Però è finita tra le Bambine Ribelli, quindi ora sicuramente riposa in pace. 

Lacrime versate: quasi nessuna, ma ho provato tanta indignazione e voglia di andare a protestare con Black Lives Matter

#16 A Volte Ritorno, John Niven


Trama in un tweet: cosa fa dio quando torna da un week end a pesca e si accorge di cosa sta succedendo nel mondo? Decide di far rinascere Gesù. E Gesù passerà il suo tempo con i ricchi e potenti, o con gli homeless, le prostitute, i vari derelitti?

Pro: Il libro fa morire dal ridere, le prime dieci pagine non vanno lette con un bicchier d’acqua o tutto il liquido bevuto finirà nel naso. E pur essendo divertente, alla fine da anche degli spunti di riflessione

Contro: Se siete molto religiosi e l’ironia non è il vostro forte (vedi: se siete tra quelli che vorrebbero chiudere Charlie Hebdo) potreste essere un POCHETTO offesi. Niven scrive molto bene, ma proprio come nel suo altro romanzo “Streight White Male” (che si merita una standing ovation solo per il titolo) tende a cadere un po’ sul finale.

Donne che stanno male: Il libro è piuttosto maschiocentrico, essendo basato su Gesù. Ci sono però dei personaggi femminili interessanti e il forte sospetto che il Gesù del 21 secolo possa essere femminista

Lacrime versate: dal ridere, molte, e poi anche qualcuna nella parte in cui dio si rende conto che la metà degli americani non crede nel Darwinismo.

#17 Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children, Ransom Riggs


Trama in un tweet: quello che pensi sia la fantasia di un ragazzino che ha perso la propria famiglia, si ritrova essere un incubo terribile dove tutti vogliono uccidere dei bambini e manco c’è Dumbledore a proteggerli

Pro: Il libro è una fantascienza basata nel mondo reale (e, apparentemente, su delle foto realmente esistenti)  che è inquietante ma affascinante , con l’autore che è in grado di creare un senso di claustrofobia e libertà allo stesso tempo. E poi, ovviamente, Tim Burton ci ha fatto un film e ogni cosa che Tim Burton tocca diventa bellissima (guardiamo Johnny Depp in Edward mani di forbice)

Contro: mentre il film è autoconclusivo il libro è il primo di una saga che mi dicono diventare un po’ noiosa, e di conseguenza sto ancora esitando a leggerla

Donne che stanno male: Miss Peregrine è un personaggio molto bello e tra i peculiar children ci sono varie ragazze con poteri magici che sono particolarmente badass. Lo stare male è però piuttosto equamente diviso tra uomini e donne

Lacrime versate: qualcuna, ma non avendo letto una vera e propria conclusione le riservo per il futuro

#18 Canale Mussolini, Antonio Pennacchi


Trama in un tweet: l’unico libro al mondo che riesce a farti stare vagamente simpatica una famiglia veneta fascistissima.

Pro: Pennacchi fa una descrizione storica molto accurata degli eventi in Italia tra gli anni 20 e il dopoguerra (e pure poi, se contiamo il seguito “Il Fasciocomunista”). E tutto questo con un linguaggio colloquiale per cui ora io non posso fare a meno di immaginarmi Mussolini che chiama Hitler “ehi, Dolfo!”

Contro: I personaggi sono abbastanza piatti e si perdono nella narrazione storica. Le avventure personali sono più che altro degli intermezzi divertenti e manca un po’ una riflessione più ampia su quello che succede. Insomma, non vogliamo rischiare che oltre alla famiglia protagonista ci stia simpatico pure Mussolini, no?

Donne che stanno male: le donne stanno male assieme agli uomini che stanno sotto il Fascismo prima e in guerra poi. Quello che però un po’ critico a Pennacchi è l’accenno alle violenze, gli stupri, la totale mancanza di indipendenza delle donne all’interno del sistema patriarcale famigliare senza problematizzarlo. L’avessi scritto io, sarebbe tutto un gran descrivere quanto male stavano le donne. (E si, però non l'ho scritto, quindi in effetti ho poco da lamentarmi)

Lacrime versate: qualcuna, anche se il libro riesce –inaspettatamente, visto il tema –a darti sempre un generale buonumore.

#19 The Casual Vacancy, J.K. Rowling


Trama in un tweet: una serie di ragazzini e famiglie che stanno male, e tu continui ad aspettare che arrivi la lettera di Hogwards e invece avrai solo una magistrale critica della middle class inglese.

Pro: J.K. Rowling dimostra di scrivere benissimo e in tutti i possibili stili, creando dei personaggi che sono veri, tondi, e potenti

Contro: a tratti la narrazione è un po’ lenta, un po’ drammatica, e a tratti ti vien voglia di dare delle gran pizze in faccia a tutti i personaggi (che ti immagini come dei Brexiters a cui speri vada di traverso il te delle cinque)

Donne che stanno male: tante, e una in particolare attorno a cui gira la narrazione. A differenza di Harry Potter, però, la Rowling qui non crea dei personaggi particolarmente emancipati, ma pone l’accento più sul problema di classe

Lacrime versate: molte, in più punti, spesso bofonchiando “ma dov’è Hermione?”

#20 Euphoria, Lily King


Trama in un tweet: Immaginando la vita di Margaret Mead in modo (se possibile) ancora più bello e tragico, il libro ti fa contemporaneamente morire dalla voglia di fare l’antropologa e essere molto contenta di stare sul tuo divano a non farlo

Pro: Abbiamo letto questo libro quando facevo parte di un book club, e tutte (che però eravamo un po’ delle nerd e ci appassionavamo alla vita dell’antropologa Margaret Mead) l’abbiamo eletto come il libro più bello letto nell’anno. Questo perché è scritto molto bene e ha un sacco di diversi strati interpretativi, e quanti libri parlano di donne che vanno a vivere in Papua Nuova Guinea all’inizio del secolo scorso?

Contro: L’inizio è un po’ lento, e ci si mette un attimo ad essere pienamente coinvolti. Ma davvero, mi è piaciuto così tanto che anche questa critica ho fatto fatica a scriverla.

Donne che stanno male: La protagonista è una donna che sta male (e che se ne va in un Paese LETTERALMENTE abitato dai cannibali). Ciò che mette tristezza, però, non è tanto il suo generico stare male, quanto il fatto di non riuscire ad uscire da una relazione abusiva.
Il libro descrive anche tante altre donne che potrebbero potenzialmente stare male, ma che se ne fregano e organizzano un’orgia lesbica mensile.

Lacrime versate: molte, ma attutite dal fatto che la storia vera di Margaret Mead è in realtà meno tragica e, di conseguenza, ci da speranza.

Attendo di sapere cosa ne pensate, e rilancio una sfida: avete da consigliare libri ambientati in Italia alla fine dell'Ottocento?